Roberto Di Costanzo: l’arte di dar vita alle parole

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ITALIA – Roma. Si è svolta il 3 dicembre 2012 nella capitale la presentazione del libro Roma, ultima opera prodotta da Roberto Di Costanzo (www.robertodicostanzo.it), artista italiano che si divide tra l’Italia e la Francia, fra Roma e Parigi per far scoprire i suoi capolavori e la sua arte. Il libro, presentato ieri alla Libreria Feltrinelli di via del Babuino, illustra, attraverso la tecnica a china, le meraviglie e lo splendore della capitale italiana vista attraverso gli occhi dei bambini. È un libro, a detta dell’autore, che può essere apprezzato sia dai più piccoli che dal pubblico adulto e che rientra appieno nella letteratura di viaggio.

Roberto Di Costanzo, 27 anni, ha vissuto fin dalla adolescenza a Roma e attraverso gli studi, la fatica, le rinunce ed un talento innato si sta affermando nel panorama artistico nazionale ed internazionale proprio attraverso le sue opere e le sue chine.

La presentazione del 3 dicembre ha visto la partecipazione di Roberto Zichitella (giornalista) e di Paolo Maria Noseda (esperto di comunicazione ed interprete) che hanno interagito con l’artista facendogli illustrare le sue tecniche artistiche e le sue opere.

Di Costanzo è, inoltre, un nome conosciuto anche negli ambienti artistici francesi: a novembre 2012, l’artista ha organizzato una mostra delle sue opere all’interno del prestigioso Espace Cardin, struttura gestita dal famoso maestro di moda e di stile Pierre Cardin, ottenendo un successo tale da indurlo a presentare nuovamente il proprio lavoro il 4 dicembre, sempre a Parigi, presso “La Conciergerie 46”. Lo abbiamo incontrato a ridosso della presentazione romana.

Noi di AGC Communication abbiamo incontrato Roberto prima della sua partenza per Parigi e gli abbiamo posto alcune domande sul suo lavoro e sulle sue aspirazioni.

Quando ha avuto inizio la sua passione per l’arte? Quale è stato il suo processo formativo?

La mia passione per l’arte non ha avuto un inizio specifico, si è negli anni avviata grazie alla mia predisposizione alla bellezza, all’armonia, ai colori.

Durante la scuola media, verso i 12 anni ho iniziato un corso di pittura ad olio che mi ha dato le prime basi tecniche che negli anni ho ovviamente raffinato tramite l’esercizio e la passione; certo posso dire che la pittura ad olio è stato il primo amore, mi ha suscitato le prime emozioni e le prime buone sensazioni. Mosso da questa passione ho frequentato un liceo artistico per poter studiare l’arte ed affinare le mie tecniche.

Il liceo, quindi, mi ha portato a specializzarmi sul rilievo, sulla catalogazione e rielaborazione dei beni culturali lavorando su materiali esistenti, su piantine, progetti già portati a compimento che mi hanno permesso di apprendere nozioni architettoniche,spaziali eprospettive fondamentali anche per Roma, mio ultimo lavoro.

Da questi lavori ho proseguito gli studi frequentando l’Accademia delle Belle arti di Roma con indirizzo Scenografia Teatrale. In questi anni, la mia maturazione creativa si è completata e ho potuto “innamorarmi” del teatro e del cinema visto che mi piaceva l’idea di un lavoro che potesse essere messo al servizio di un regista o di uno scenografo.

Contemporaneamente in accademia ho cominciato a coltivare l’interesse per lo studio dell’illustrazione capace di dare vita alla parola: l’artista in questo caso è un tramite che permette alle emozioni, alle parole di avere una rappresentazione grafica.

Ha parlato di bellezza, potrebbe dirmi allora cosa sia per lei e cosa intende per bellezza?

Che cosa è la bellezza? È difficile riuscire a darne una rappresentazione con le parole, diciamo che con il disegno e l’arte sono più bravo… Per bellezza intendo un grande amore per la figura umana e per i ritratti che fondamentalmente ho cominciato a conoscere appassionato dal “mistero” dell’essere umano. La mia definizione di ritratto è una sintesi tra quello che è e quello che vorremmo che fosse, un connubio tra realtà e pensiero dell’artista. Tutto quello che non mi piace della realtà lo combatto tramite una rielaborazione personale ed artistica.

Il mio grande amore per l’uomo sia fisico che mentale mi ha condotto a pensare che la bellezza è quando quello che siamo dentro si legge anche fuori ecco perché anche una persona orrenda sia dentro che fuori diventa bella nel momento in cui si svela e nel momento in cui si ritrae.

L’arte oltre che alla bellezza è associata alle emozioni, come riesce ad unire queste due cose? Quali sono le emozioni che l’arte provoca in lei e quali emozioni la spingono a disegnare?

L’arte secondo me è un grande racconto sulla vita, sugli stati d’animo, sui piaceri, sull’amore. L’arte è una sorta di messa scena su carta.

La possiamo intendere come un modo diverso di percepire i sensi, visto che l’uomo vive in maniera così viscerale gli eventi ed il mondo che lo circondano, interpretandoli secondo il proprio pensiero, in balia del pathos, delle emozioni che ti spingono ad avere un approccio istintivo che ti altera la percezione della visione. Da questo possiamo anche dedurre che l’arte è una alterazione della realtà secondo come viene vista.

L’arte è la rappresentazione su carta di ciò che si è già vissuto in maniera istintiva che però può riflettersi anche sulle emozioni altrui future, ecco perché un artista può definirsi abile quando ha la capacità di disegnare l’universalità dei sentimenti e delle sensazioni.

Io utilizzo delle tecniche, uno stile che richiama il passato (china, olio, sanguigna) ma con l’occhio di una persona contemporanea perché la mia sfida come artista ed il mio contributo per l’arte è quello di portare il passato nel futuro senza andare nel mondo dell’astratto.

L’arte è anche sacrificio, è esercitare la mano giornalmente, fare rinunce perché molto deltempo è dedicato alla propria passione, alla tecnica, all’esercizioche ci porta a concludere e a definirla una disciplina.

Secondo me dietro un grande talento c’è sempre un grande sacrificio, un grande lavoro, e l’umiltà dell’artista di mettersi a disposizione dell’arte e di quelle persone che possono portare il cambiamento.

Quanto è difficile per una persona riuscire ad entrare nel mondo dell’arte, inseguire la propria passione e vivere della propria passione?

Le condizioni contemporanea italiana e della realtà romana non offrono un grande aiuto. Roma, la fucina di grandi movimenti artistici, manca dell’incontro tra persone creative, è assente lo scambio di energia, la volontà di vedersi, d’ispirarsi. La creatività oggi a Roma si basa sulla solitudine, non esiste una solidarietà artistica perché essendoci poca possibilità di emergere ogni persona vede nell’altro un eventuale nemico. La cosa sbagliata in questo periodo è che viviamo sempre con la paura che l’altro possa rubarti qualcosa, tanto nell’arte come nella vita in generale.

Secondo me mancano proprio dei veri talent scout, a differenza degli Stati Uniti, persone capaci di “fiutare” la tua carriera artistica e che possano indirizzarti verso un tipo di lavoro in grado di soddisfarti e di darti da vivere.

L’anomalia italiana, per la mia esperienza, è che bisogna necessariamente passare per un primo lavoro che ti dia un reddito e poi relegare la passione a qualcosa di segreto, di secondario, un hobby.

Io devo spezzare una lancia in favore dell’illustrazione, purtroppo non compresa del tutto visto chegli editori investono poco in questo settore non riuscendo a capire come questosia fondamentale sia per fini artistici che economici. La mia esperienza in Francia mi ha permesso di conoscere persone che a 40-50 anni possono vivere della propria passione e per questo motivo mi sono spinto a promuovere la mia arte a Parigi e all’estero. Il mio sogno è quello di svegliarmila mattina e dedicare il resto della giornata a disegnare ed a seguire la mia ispirazione senza le limitazioni di un primo lavoro necessario per vivere…

Negli ultimi tempi lei si è avvicinato al mondo francese che la ha portata ad esporre le sue opere in una mostra patrocinata da Pierre Cardin, ci vuole raccontare cosa significa per lei una esperienza simile e dove vorrebbe arrivare grazie ad essa?

Un maestro come Pierre Cardin, la storia del costume e della moda in Francia, mi ha dato la possibilità di esporre all’Espace di Parigi i miei lavori e la mia arte e questo per me rappresenta un riconoscimento come artista. Una mostra di questo livello è una grande conquista, per visibilità, notorietà, ed anche perché mi permette di lavoraree di presentarmi agli esperti del settore e quindi di far girare il mio nome a livello internazionale.

Porterò la mia ultima opera con me Roma, un libro illustrato che permette di scoprire le meraviglie della capitale per bambini, anche se può essere diretto ad un pubblico adulto e può essere visto come un carnet de voyage. Mi sento molto gratificato da questo mio lavoro perché, dopo averci lavorato per un anno e dopo aver passato gran parte del mio tempo a riprodurre Roma, città che amo, è bello sapere che un professionista come Pierre Cardin rimanga colpito dalla mia arte e voglia supportarla permettendomi di esporla a Parigi. Fattore molto importante è che all’interno della mostra ci saranno circa 80 chine che riguardano tutti e 5 libri che ho pubblicato o illustrato negliultimi5 anni; la possiamo vedere come una galleria che racconta il mio percorso di illustratore in cui uno spazio è stato dedicato alla ritrattistica e in cui alcuni dei partecipanti hanno potuto «mettere alla prova la mia tecnica» facendosi ritrarre sul momento.

Cosa mi aspetto da questo evento? Ovvio la possibilità di creare un ponte tra Roma e Parigi che mi consenta da poter lavorare sia per le case editrici che per le gallerie e che rappresenti un trampolino di lancio per il famoso “mondo dell’arte”.

Quali sono i suoi progetti futuri nell’immediato oltre alle mostra parigine? 

Per tutto il 2013 mi concentrerò sui miei lavori e promuoverò il mio libro attraverso presentazioni tra l’Italia e Oltralpe oltre che attraverso una serie di mostre. Mi piacerebbe che la mostra di Parigi l’anno prossimo arrivasse in America, e infatti mi sto dando da fare per realizzare questo obiettivo.

Vorrei però continuare la mia attività di insegnante, inizialmente nata  come riscatto di un periodo difficile ed anche, lo devo ammettere, come un espediente per poter sopravvivere oltre che un modo per rimettermi in carreggiata e alla prova. Devo dire però che l’insegnamento mi sta dando molto e mi sta gratificando, perché per una persona idealista che combatte spesso la realtà questa attività  invece  rappresenta un avvicinamento alla realtà stessa e mi permette ancora di più di conoscere l’essere umano. E perché no, non escludo quindi di far divenire l’insegnamento un’attività futura da unire a quella di artista.