RIJEKA 2020. Nuove forme del lavoro: tra social media e Alan Ford

112

Pubblichiamo la terza parte dell’analisi delle manifestazioni di Rijeka 2020, Capitale europea della Cultura.

Meritorio è l’intento della mostra multimediale Ghosting the ghost di indagare la realtà delle nuove forme di lavoro agile, remoto e formalmente libero dei liberi professionisti dell’era digitale. La prospettiva degli autori – il designer pugliese Silvio Lorusso accompagnato dai suoni di Lorem (alias il bresciano Francesco D’Abbraccio) – è quella dei nuovi lavoratori dell’economia 4.0 e dell’Intelligenza Artificiale, spesso sotto-tutelati, sotto-occupati, appartenenti ad una nuova non-classe non-operaia.

La frustrazione dei nuovi lavoratori fantasma è rappresentata attraverso una parete concava che, come le piattaforme digitali, modula vari gradi di opacità e trasparenza. Il libero professionista dell’era digitale si trova in una posizione di debolezza e subordinazione che lo rende più vulnerabile rispetto al lavoratore subordinato dell’era industriale o post-industriale e perfino rispetto al vassallo medievale nei confronti del proprio feudatario.

In tali epoche, il lavoratore e il servo della gleba erano soggetti ad un solo rapporto di subordinazione: quello con il proprio datore di lavoro o con il principe, ma avevano la possibilità di stabilire un collegamento diretto con questi. E nel rapporto di lavoro tradizionale il salariato può fare affidamento su istituzioni delegate a tutelarne gli interessi. Il free lance dell’era digitale è invece soggetto ad un duplice rapporto di subordinazione: quello tradizionale, con il proprio committente-datore di lavoro, e quello nei confronti delle piattaforme digitali, che sono i nuovi indispensabili strumenti di lavoro, controllati dai nuovi proprietari dei mezzi di produzione. Ecco perché per gli entreprecariat dell’era digitale la chiusura di un account o l’essere bannati da una piattaforma può essere una tragedia.

Tale realtà ci proietta in una nuova dimensione del concetto di alienazione da lavoro che sussume le conclusioni di pensatori del passato per arricchirle di un nuovo significato. Nella concezione hegeliana il lavoro svolge la funzione nobile di consentire all’uomo di trasfondere la propria soggettività nella realtà a lui esterna, di alienarsi nel mondo che lui contribuisce a trasformare e nella storia che lui contribuisce a plasmare. La consapevolezza di questo meccanismo consente all’uomo di riappropriarsi della propria alienazione e di acquisire una intelligenza del processo produttivo e storico. Ma tale meccanismo di alienazione e riappropriazione presuppone che il lavoro sia un’attività libera.

Marx opera un rovesciamento della concezione hegeliana dell’alienazione. È solo nel modo di produzione capitalistico che vi è alienazione perché nel capitalismo il proletario così come il free lance dei nostri giorni è costretto a vendere la propria forza-lavoro per poter vivere ed il prodotto del suo lavoro non gli appartiene ma appartiene al capitalista; appartenendo ad un altro, appartiene ad un altro anche la soggettività che vi ha profuso. L’entreprecariat che svolge una mansione parcellizzata e remota all’interno di un processo complesso, anche se formalmente libero diventa tanto più povero e alienato quanto maggiore è il valore della produzione.

Avviene così che il risultato paradossale della parcellizzazione funzionale spinta e frammentazione geografica diffusa del lavoro non è l’arricchimento spirituale e l’ampliamento delle libertà, ma – come ci dice Simmel – l’estraneità: una condizione di volontario isolamento come antidoto all’estraneazione, condizione di alienazione subìta ieri dall’operaio, oggi dal free lance della rete e della gig economy.

La seriosità di questi argomenti viene per qualche minuto smorzata da una piacevole brezza di ironia e comicità quando incrociamo la mostra Mezzo secolo con Alan Ford, «dedicata ad uno dei fumetti italiani più longevi e più popolari della regione, che è riuscito a conquistare diverse generazioni di lettori grazie alla sua miscela originale di ironia, umorismo, satira e senso di surreale». Fa piacere apprendere che la mostra sulle peripezie dell’agente segreto “per errore” e del Gruppo TNT, nati nel 1969 dai disegni di Roberto Raviola e dai testi di Luciano Secchi, sia condiviso con la 19a edizione della Giornata della cultura italiana organizzata dal Consolato generale della Repubblica italiana di Fiume e della 20a edizione della Settimana della lingua italiana nel mondo.

In conclusione, mancano ancora tre mesi alla fine di Rijeka 2020, Capitale Europea della Cultura – la manifestazione chiuderà i sipari alla fine di gennaio 2021. Ci auguriamo che gli organizzatori e i leader politici colgano la grande occasione di questo palcoscenico per avviare un processo di ricerca di una verità storica condivisa, in cui culture e idee diverse possano tornare a convivere in un clima di reciproco riconoscimento. Una conferenza alla quale partecipino storici croati, italiani, ungheresi e di altre nazionalità sarebbe un bel modo per avviare il dialogo. Rijeka 2020 diverrebbe la Capitale della cultura di tutti gli Europei. La grande storia di Fiume lo merita, la nuova Croazia europea lo impone. In mancanza di obiettivi più ambiziosi, una visita della città e del Carnaro vale certamente il costo del viaggio, pandemia permettendo.

Gaetano Massara