Rifiuti, ora il problema è spaziale

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RUSSIA – Mosca. Lo spazio è l’ultima frontiera dei conquistatori, colonizzatori, e lascia dietro di sé anche i rifiuti. Già lo scorso anno il Pentagono aveva detto che i satelliti in orbita, troppi, avrebbero potuto creare problemi alle comunicazioni. Affermando anche che le collisioni tra questi satelliti potrebbero creare «un’incontrollabile reazione a catena che renderebbe alcune orbite off limits per i satelliti commerciali e militari». La notizia dunque non è nuova, per di più il problema dell’inquinamento spaziale viene alla ribalta in terra russa quando i test li fanno gli americani e i cinesi, come in questo caso – nuovi sistemi antimissilistici cinesi e americani eseguiti domenica scorsa –  o viceversa quando i test vengono effettuati dai russi si lamentano gli USA e i cinesi.

Di certo c’è che il rischio di scontri satellitari c’è. Il problema per altro è stato sollevato da più parti, in diverse parti del mondo, infatti, una volta finiti i test c’è il problema dei frammenti. Attualmente nessuno se ne occupa ma quando cominceranno a piovere detriti qualcuno dovrà dare spiegazioni a qualcun altro.

Al momento la pulizia spaziale è troppo onerosa. E anche se cresce il numero di lanci spaziali a fini economici, difensivi o di comunicazione, per i quali è indispensabile l’uso dei satelliti nessuno pensa che un domani questi apparecchi si deterioreranno, non utilizzati ma orbita, così come un razzo. Si tratta di una gran quantità di rifiuti che si può ancora controllare e se ne può modificare la direzione di spostamento se la sua traiettoria è visibile.

La Stazione Spaziale Internazionale fino ad ora ha “evitato” i resti del satellite, colpito nel 2007 dal missile sperimentale cinese per l’intercettazione. Non solo attualmente il monitoraggio detriti spaziali prevede 19 mila frammenti a partire dai 5 centimetri nel mirino dei radar. Ma il problema è per quei frammenti più piccoli che potrebbero ostruire l’orbita bassa della terra fino a portare alla “sindrome di Kessler” che di fatto renderebbe impossibile l’esecuzione di nuovi lanci.

Marshall Kaplan ha proposto di evitare lanci tra i 700 e i 1200 chilometri dalla terra sostituendo questi satelliti con altri, molto più numerosi, e piccoli di breve durata stanziati su orbite basse. Un frammento da 600 chilometri per arrivare a l’atmosfera terreste ci impiega 20 anni.  Igor Marinin, Capo-redattore della rivista Novosti kosmonavtiki, ha dichiarato a La voce della Russia che «l’idea è irrazionale». «Vengono eseguiti lanci verso orbite intermedie solo perché è proprio lì che devono stare: per i satelliti destinati alla cartografia, alla navigazione GPS o GLONASS, etc. Per questo è inevitabile utilizzare quelle orbite. Bisogna semplicemente sensibilizzare ogni paese e pensare a documenti di tutela a livello internazionale, affinché i satelliti rovinati escano autonomamente dall’orbita appena vengono spenti»

A dire il vero delle idea per pulire lo spazio ci sarebbero, per esempio attraverso una rete di filtraggio gigante, la frantumazione dei pezzi con il laser, etc. Ma Secondo Jurij Zajcev, rappresentante dell’Istituto delle ricerche spaziali dell’Accademia Russa delle Scienze, queste rimangono solo idee: «Non esiste un modo realistico per smaltire questi rifiuti e, per di più, nessuno se ne vuole occupare, nonostante tutti capiscano che è pericoloso e che ci saranno più collisioni». Se non si farà nulla con questi rifiuti, essi cadranno da soli e si consumeranno nell’urto con gli strati dell’atmosfera, ma questo processo è molto lento.