Richiesta di rettifica

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Riceviamo e pubblichiamo dalla Rete Saharawi, 

la richiesta di rettifica dell’articolo uscito in data 4 luglio 2024: 2: ONG Sahrawi denuncia la strumentalizzazione dei bambini, ex  art. 8 l. 47/48.

Cliccare qui per leggere la lettera di richiesta

“Reggio Emilia, 6 luglio 2024 Spett.le 

AGC communication Srl 

alla c.a: Egregi Signori 

Antonio Albanese, Direttore responsabile Graziella Giangiulio, Condirettore 

: segreteria.redazione@agccommunication.eu 

Oggetto: Richiesta di rettifica articolo apparso sul vostro sito www.agcnewa.eu “ONG Sahrawi denuncia la strumentalizzazione dei bambini” del 4 luglio 2024 

Gentili Direttori Sigg. Albanese e Giangiulio 

vi scrivo a nome di Rete Saharawi Saharawi ODV e del movimento solidale italiano per il Popolo Saharawi, organismi di associazioni ed enti che da anni seguono e si battono per l’applicazione del diritto internazionale e la difesa dei diritti umani nel Sahara Occidentale. Abbiamo rilevato che sul vostro sito è riportata una notizia denigratoria rispetto alle nostre attività di accoglienza dei Piccoli Ambasciatori di Pace saharawi. Progetto quarantennale che coinvolge sia le Istituzioni sia le associazioni della Rete Saharawi ODV a livello nazionale sia le tante costituite negli anni del movimento solidale italiano con la RASD. 

La rappresentazione dal titolo “ONG Sahrawi denuncia la strumentalizzazione dei bambini” oltre che non corrispondere alla realtà denigra e violenta i sentimenti di umanità e di solidarietà verso un popolo che da oltre 50anni attende di poter esprimere il proprio diritto all’autodeterminazione, oltre che non rispettarne le origini nazionali che privano i suoi bambini al diritto ad una nazionalità. 

Riporto di seguito, alcune frasi contenute nel vostro articolo: “Ogni estate, centinaia di bambini provenienti dai campi di Tindouf, in Algeria, controllati dal Fronte Polisario, si recano in alcuni paesi europei, fra loro l’Italia, per trascorrere alcune settimane presso le famiglie ospitanti. “ (…) “In Italia, quest’operazione chiamata “Ambasciatori della pace”, prevede l’arrivo di un gruppo composto da 150 bambini che verranno sparsi tra diversi comuni. Nel suo comunicato, la Ong sottolinea gli eccessi del programma “Vacanze in Pace”, il cui “obiettivo principale è facilitare l’adozione di bambini sahrawi da parte di associazioni e famiglie europee”. 

Riporto di seguito, alcune frasi contenute nel vostro articolo: Ogni estate, centinaia di bambini provenienti dai campi di Tindouf, in Algeria, controllati dal Fronte Polisario, si recano in alcuni paesi europei, fra loro l’Italia, per trascorrere alcune settimane presso le famiglie ospitanti. (….) “In Italia, quest’operazione chiamata “Ambasciatori della pace”, prevede l’arrivo di un gruppo composto da 150 bambini che verranno sparsi tra diversi comuni. Nel suo comunicato, la Ong sottolinea gli eccessi del programma “Vacanze in Pace”, il cui “obiettivo principale è facilitare l’adozione di bambini sahrawi da 

Per questa motivazione, sono a chiederLe di verificare la fonte del comunicato che vi è stato inoltrato, il cui contenuto è altamente offensivo e lesivo alle nostre attività solidali e umanitarie. 

Tengo a precisare che riguardo al progetto “Piccoli Ambasciatori di Pace”, il movimento italiano di solidarietà con il popolo saharawi e la Rete Saharawi ODV, seguono con estrema attenzione, tutti i passaggi istituzionali e legislativi, di questa azione umanitaria in stretta collaborazione con il Fronte del Polisario che ne è il Rappresentante riconosciuto, il Ministero degli Esteri Italiano e le autorità competenti della Repubblica algerina. 

Siamo esterrefatti della distorsione dell’incontro di Papa Francesc, riportato come una strumentalizzazione, il che lascia trasparire una grave accusa di poca vigilanza degli organi di comunicazione del Vaticano. 

Concludo in attesa di una vostra cortese risposta e della cancellazione del post, certa di poter condividere con voi che questa sia una opportunità per far conoscere la questione del Sahara Occidentale e le ragioni dell’esilio a cui la popolazione sahrawi è stata costretta dall’invasione marocchina, nei termini corretti propri di un giornalismo rigoroso. Sono a ricordare quanto previsto dalla giurisdizione internazionale ed in particolare dalle deliberazioni ONU. Questo territorio popolato dai saharawi è inserito dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (Commissione IV) nell’elenco dei paesi in attesa di una definizione della loro indipendenza post-coloniale. 

Certa che quanto riportato possa essere accolto, colgo l’occasione per rendermi disponibile ad un incontro in cui esplicitare più approfonditamente questa complessa situazione e le attività che portiamo avanti, compresa una pubblicazione sull’accoglienza dei Piccoli Ambasciatori di Pace e che raccoglie dall’inizio della progettualità le testimonianze e le memorie degli Enti Locali e delle Associazioni. Nella convinzione che in un mondo ancora purtroppo pervaso da guerre, contrasti, ingiustizie, le rappresentazioni non corrette hanno un forte peso e schierano di fatto chi le produce e inducono chi le recepiscono ad una visione distorta e molte volte discriminatoria di popoli che ancora lottano per il rispetto dei più elementari diritti o ambiscono ancora ad una indipendenza vi allego una breve sintesi sulla questione del Sahara Occidentale. 

Quindi nella certezza di una vostra concreta considerazione, in attesa di un vostro riscontro 

Cordiali saluti 

La Presidente 

(Nadia Conti) 

parte di associazioni e famiglie europee”. 

Oltre agli enti dell’ODV Rete Saharawi, ulteriori sottoscrittori: 

Arci 690 Saharawi Cascina – Toscana 

Ass. L’Aurora – Sicilia 

Ass. dei Gemellaggi di Fara in Sabina – Lazio 

ASAPS Enzo Mazzarini – Lazio 

Ban Slout Larbi – Toscana 

CISP – Lazio 

CittàVisibili APS – Toscana 

Comitato Selma 2.0 ODV– Toscana 

Crescere Insieme ETS – Toscana 

El Ouali ODV – Emilia-Romagna 

Formia Saharawi Onlus – Lazio 

Fadel Ismail – Lombardia 

Gdeim Izik Piombino – Toscana 

Giromondo APS – Lazio 

MAM ODV – Lazio 

Help for Children Parma ODV Emilia Romagna 

Hurria ODV – Toscana 

Jaima Sahrawi ODV – Emilia-Romagna 

Kabara Lagdaf – Emilia Romagna 

Karama Sesto San Giovanni – Lombardia 

Loocking4 APS – Toscana 

Movimento Africa 70 – Lombardia 

Piccoli Ambasciatori di Pace ODV– Campania 

Prog. Badla San Benedetto del Tronto 

Reseda ONG – Lazio 

Resistir y Vencer – Lombardia 

Saharawinsieme ODV – Toscana 

Tiris ODV – Campania 

Tuttimondi APS – Emilia Romagna 

ALLEGATO: 

BREVE SCHEDA STORICA sulla QUESTIONE DEL SAHARA OCCIDENTALE 

Il processo di autodeterminazione del Popolo Saharawi che reclama il territorio del Sahara Occidentale come logico passaggio dalla colonizzazione spagnola, è oggetto di attenzione da oltre 60 anni del sistema delle Nazioni Unite secondo i vari organi consultativi, politici, diplomatici, umanitari, che nei decenni sono stati attivati. 

Ricordiamo a cenni, ma la letteratura al riguardo è ampia e completa1, che il principio di autodeterminazione del Sahara Occidentale fu riconosciuto dall’ONU per la prima volta già nel 19632, in considerazione del processo di decolonizzazione da parte della Spagna, allora potenza amministratrice secondo quanto sancito dal Congresso di Berlino nel 1885, in riferimento a precisi confini di tale territorio confinante con Marocco, Algeria e Mauritania (si veda cartina allegata). Il Sahara Occidentale venne così incluso nei territori a cui si applicava la Risoluzione ONU 1514 (XV) del 19603, riconoscendo, pertanto al popolo saharawi il diritto di autodeterminazione del popolo saharawi a scegliere liberamente se e in quali forme ottenere l’indipendenza. Nel 1966 l’ONU4 chiede al Regno di Spagna, nella sua veste di potenza amministratrice, di «definire quanto prima, conformemente alle aspirazioni della popolazione autoctona del Sahara spagnolo e in consultazione con i governi marocchino e mauritano nonché con ogni altra parte interessata, le modalità dell’organizzazione di un referendum da svolgersi sotto l’egida dell’[ONU] per consentire alla popolazione autoctona del territorio di esercitare liberamente il proprio diritto all’autodeterminazione». 

Scorrendo le tappe del conflitto che ne conseguì, trascorrono decenni di forte instabilità a partire dalla storica “marcia verde” nel 1975 del Marocco, deplorata apertamente dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite5, a cui seguirono bombardamenti, battaglie e l’esodo di parte della popolazione saharawi attraverso il confine con l’Algeria, dove dal 1975 ad oggi risiede una popolazione di 200.000 persone sotto la protezione dell’Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite. 

Dal 1989 vige un Piano di Pace ONU sottoscritto dalle parti in conflitto, Marocco e Fronte Polisario, che ha stabilito fin da subito il cessate-il-fuoco e l’istituzione della MINURSO (Missione delle Nazioni Unite per il Referendum nel Sahara Occidentale)6, il cui mandato si rinnova da allora di anno in anno.7 Spiccano per tenacia e determinazione gli sforzi dell’inviato speciale del Segretario Generale ONU, James Baker che raggiunse i risultati più eminenti con la firma degli Accordi di Huston nel 1978 da parte di Marocco e Fronte POLISARIO

9, che comportò l’identificazione dei votanti e il fissare, sebbene a più riprese, la data per la celebrazione del Referendum.

Purtroppo, nonostante gli sforzi e le ingenti risorse stanziate, il Referendum di autodeterminazione del Popolo Saharawi e, quindi, di sancire l’appartenenza del Sahara Occidentale, non è mai stato celebrato, ma e ci si sta dirigendo con preoccupante noncuranza ad assistere all’appropriazione “de facto” da parte del Marocco, che da anni sta amministrando tale territorio in tutti gli aspetti: sociale, politico, legislativo e giudiziario, economico. Quest’ultimo avvallato con estrema incoerenza anche dall’Unione Europea che da anni stringe accordi economici con il Marocco che includono le risorse del Sahara Occidentale (pesca, fosfati, gas). Attualmente la situazione è in una fase di installo: per la questione politico-diplomatica, mentre sul versante economico-giuridico la Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE) con le sentenze del 2015e 2019 annulla la validità degli Accordi di pesca tra Marocco e l’UE10, ma tra incongruenze e convenienze economiche, la questione è sospesa.

Ed è nella sospensione a data da destinarsi del diritto internazionale che decisioni “de facto” sentenziano il destino di una popolazione, divisa tra campi di rifugio in Algeria e territori occupati da 50 anni. Tra gli strumenti più incisivi c’è anche accettare “de facto” che i confini si ridisegnino arbitrariamente”

1 Oltre la vasta Bibliografia, si segnalano i documenti ufficiali del Consiglio di Sicurezza ONU riguardanti il Sahara Occidentale: https://www.securitycouncilreport.org/un-documents/western-sahara/ 

2 La Risoluzione ONU 1956 (XVIII) ha aggiunto il territorio del Sahara Occidentale all’elenco dei Paesi di competenza del IV Committee on the Situation in the Non-Self- Governing Territories concerning the implementation of the Declaration on the Granting of Independence to colonial countries and peoples 

3 Nel 1960, l’Assemblea Generale adottò la Risoluzione 1514 (XV), promulgando la “Dichiarazione per la garanzia dell’indipendenza dei Paesi e dei popoli coloniali” 

4 Risoluzione Assemblea generale ONU 2229 (XXI) del 1966 http://www.gloobal.net/iepala/gloobal/fichas/ficha.php?id=6390&entidad=Textos&html=1 

5 Consiglio di Sicurezza S/RES/380 6/11/1975 http://www.securitycouncilreport.org/atf/cf/%7B65BFCF9B-6D27-4E9C-8CD3-CF6E4FF96FF9%7D/MINURSO%20SRES380.pdf 

6 https://minurso.unmissions.org/ 

7 Riguardo il mandato della MINURSO e il piano di lavoro, si veda il Rapporto del Segretario Generale ONU (S/21360) 

https://minurso.unmissions.org/documents?page=7; Risoluzione ONU Costituzione MINURSO 1991 S/RES/690 

8 https://www.un.org/Docs/sc/reports/1997/s1997742.htm 

9 Frente Popular de Liberación de la Saguia El Hamra y el Rio de Oro, costituitosi nel 1973 e rappresentante della popolazione Sahrawi riconosciuto dall’ONU e dalla controparte, il Regno del Marocco, a partire dalla firma degli Accordi di Huston

10 CJUE, ordonnance du tribunal (5e chambre élargie), 19 juillet 2018, § 50, : http://curia.europa.eu/juris/document/document_print.jsf?doclang=FR&text=&pageIndex=0&part=1&mode=req&docid=204281&occ=first&dir=&cid=200066