Renzi come Tony Blair

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ITALIA – Roma.  A cercare il consenso del grande pubblico dal piccolo schermo, per primo fu Ronald Reagan, eletto presidente degli Stati Uniti nel 1981, fu il primo a intuire che per fare politica non basta avere buone relazioni, amici importanti, lobby che ti sostengono ma bisogna essere amati dalla gente. Dopo di  lui, tutti.

In Italia a inaugurare la stagione del consenso popolare tramite la tv fu Silvio Berlusconi anno 1994, poi dall’altra parte della barricata, siamo nel 2000, Massimo D’Alema che da Presidente del Consiglio, andò alla Prova del Cuoco, trasmissione popolare di cucina, tutte le mamme d’Italia hanno una famiglia.  Oggi a scegliere il piccolo schermo, ma per incantare i giovani e non le mamme ci pensa Matteo Renzi del Pd, che si accomoda sulla poltrona di Amici, trasmissione di Canale 5, di proprietà di Silvio Berlusconi. Due piccioni con una fava. I giovani e quelli della destra che sono stanchi del celodurismo alimentato a viagra o similari. Renzi come Blair nel 2005 sceglie trasmissioni moderne. Sì proprio lui, l’ex inquilino del 10 di Downing Street, il primo luglio del 2005,  MTV titolò la trasmissione “all eyes on tony blair”. Il suo target di pubblico andava dai 16 ai 24 anni. Gli argomenti trattati furono: Europa e Medio Oriente. Quaranta giovani lo intervistarono e lui rispose e fece promesse in presa diretta, una sorta di lectio magistralis giornalistica. I politici di allora lo sbeffeggiarono.
Oggi a incontrare i giovani è Renzi, sì perché quei giovanissimi domani saranno elettori e lui, a parte i blog di Grillo, è l’unico che li tiene in considerazione. Tutti i politici parlano di giovani e del loro futuro ma nessuno ha mai chiesto direttamente a questi ragazzi che cosa vorrebbero.
Renzi, ha invitato i ragazzi a credere nei loro sogni, ha citato la follia fiorentina di Brunelleschi, ha chiesto a quei giovanissimi di dare una mano ai politici, ha chiesto scusa per i brutti commenti che gli altri politici hanno fatto sui “talent show” e lo fatto calzando i panni dei giovani: giubbotto in pelle nero, pantalone blu attillato a vita bassa, pullover a “v”. E loro, i teenager lo osservavano con gli occhi degli anni dell’entusiasmo, lo guardavano come quello che pur essendo “grande” alla fine merita considerazione e forse anche stima, perché per una volta è stato lui ad essere andato da loro.