RELAZIONI INTERNAZIONALI. È l’alba del Terzo Polo geopolitico?

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Con la rinnovata rivalità tra Est e Ovest, a partire dal conflitto tra Stati Uniti e Cina fino ad arrivare alla guerra russo-ucraina, è cresciuto il potere dei Paesi in via di sviluppo che non aderiscono completamente a nessuno dei due schieramenti.

Questo dato potrebbe essere il frutto di un errore di calcolo da parte dell’Occidente nella reazione al suo atteggiamento bellicoso nei confronti di Cina e Russia attraverso una politica che potrebbe finire per dividere il mondo tra democrazie e nazioni che si allineano con la Cina o la Russia, apparentemente per creare nuove catene di approvvigionamento e difendere quelle esistenti, riporta Nikkei.

«La maggior parte delle sfide globali non sono state create dal Sud globale, ma ci riguardano di più», ha dichiarato giovedì scorso il primo Ministro indiano Narendra Modi durante il vertice “Voice of the Global South”. Durante l’incontro online ospitato dall’India, Modi ha invitato oltre 120 Paesi in via di sviluppo a unire le forze per fare pressione sulle loro controparti più sviluppate: «Anche noi dovremmo avere una voce equivalente», ha detto Modi.

Sembra la riedizione della Conferenza di Bandung del 1955, riveduta e corretta. Non è stata, poi, la prima volta negli ultimi mesi che Modi si è scagliato contro l’attuale ordine mondiale.

Il presidente russo Vladimir Putin è apparso irritato quando Modi gli ha detto senza mezzi termini che «l’era di oggi non è quella della guerra» durante un incontro tra i due in Uzbekistan a settembre 2022, soprattutto dopo che Putin aveva definito il leader indiano «mio caro amico».

Al vertice di novembre in Indonesia, il G20 ha adottato una dichiarazione in cui si afferma che «l’era di oggi non deve essere un’era di guerra», facendo eco al messaggio di Modi a Putin. L’India ha svolto un ruolo chiave nei negoziati per la sua adozione, ha dichiarato all’epoca un alto funzionario del ministero degli Esteri indiano.

L’India sta giocando un ruolo sempre più importante sulla scena internazionale grazie alla sua crescita demografica e alla sua potenza economica. Si stima che quest’anno supererà la Cina per diventare il Paese più popoloso del mondo e l’anno scorso potrebbe aver superato la Gran Bretagna, suo ex madrepatria coloniale, per dimensioni economiche.

Jawaharlal Nehru, il primo Premier indiano, negli anni Cinquanta del Novecento, durante la Guerra Fredda, sosteneva una politica di non allineamento e chiedeva l’unità delle nazioni in via di sviluppo. Ma la posizione attuale dell’India è diversa da quella di allora, poiché il Terzo Mondo – come venivano chiamati collettivamente i Paesi in via di sviluppo – settant’anni fa non era altro che un gruppo di Paesi appena divenuti indipendenti o sulla via dell’indipendenza e in genere afflitti dalla povertà.

Il Japan Center for Economic Research prevede che il Pil dell’India continuerà a crescere e rappresenterà il 16% del Pil globale nel 2060. È quasi come se la nazione dell’Asia meridionale stesse riacquistando la forza economica che aveva nel XVI secolo, quando rappresentava quasi un quarto dell’economia mondiale. Anche la Nigeria ha un potenziale di crescita, soprattutto grazie alla sua popolazione, che secondo le previsioni diventerà la quarta più grande del mondo con quasi 400 milioni di persone nel 2050. Sebbene il Paese africano sia stato a lungo incapace di arrestare l’esodo della sua forza lavoro a causa dei disordini politici, ci sono segnali che indicano una possibile inversione di tendenza.

La comunità internazionale si divide generalmente tra Oriente e Occidente. Ma questo mondo bipolare si sta gradualmente trasformando in uno multipolare. Se questa tendenza continua, gli sforzi dei Paesi sviluppati per formare blocchi commerciali esclusivi potrebbero presto essere considerati anacronistici.

Lo scorso anno gli Stati Uniti hanno lanciato l’Indo-Pacific Economic Framework for Prosperity, Ipef, con 14 Paesi. Era chiaramente evidente, l’assenza di “comune sentire” durante la riunione ministeriale inaugurale online dell’Ipef, tenutasi nell’estate del 2022.

Sullo schermo della conferenza sono apparsi 13 Paesi perché l’Indonesia non ha partecipato: Giacarta si sta scontrando con gli Stati Uniti su un quadro che regola i flussi di dati; anche l’India si è rifiutata di partecipare ai negoziati commerciali rivelando le crepe nella partnership appena avviata.

Negli anni Trenta del Novecento, Gran Bretagna e Francia crearono blocchi economici che coinvolgevano le loro colonie ed escludevano i rivali, creando, secondo una teoria storica, molti dei fattori che hanno scatenato la Seconda Guerra Mondiale.

Oggi, i “Paesi in via di sviluppo” stanno iniziando a emergere come potenza collettiva, sia economicamente che politicamente. Occorrerà vedere come questo nuovo blocco si andrà a posizionare nello scacchiere globale che ricordiamolo è a più livelli, divenendo fattore di stabilità o di ulteriore instabilità.

Antonio Albanese

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