
In Irlanda del Nord è tornata la guerriglia urbana. Stavolta però l’IRA non c’entra. Lunedì sera, sui social media hanno iniziato a circolare filmati di un’aggressione con un coltello a Belfast. Un richiedente asilo sudanese di circa 30 anni, entrato nel Regno Unito nel 2023, è stato accusato di tentato omicidio. Nel frattempo, l’estrema destra ha subito sfruttato la situazione per promuovere la propria agenda anti-immigrazione.
Il giorno dopo, martedì sera, si sono verificati violenti disordini per le strade di Belfast e dintorni: case, auto e autobus sono stati dati alle fiamme e uomini mascherati sono stati visti infrangere vetrine. Alcuni degli attacchi contro le proprietà sarebbero stati di natura razzista, riporta The Coinversation. In precedenza, sui social media, l’attivista Tommy Robinson (vero nome Stephen Yaxley-Lennon) aveva esortato i suoi sostenitori a partecipare alle proteste di piazza contro questo “attacco da un’invasore”. Robinson aveva fornito un elenco di località in Gran Bretagna e Irlanda del Nord dove erano previste proteste per martedì sera.
Il suo post su X è stato condiviso da Elon Musk, che ha invitato i cittadini a protestare “ripetutamente e a gran voce” per cambiare le politiche governative in materia di immigrazione. Il leader di Restore UK, Rupert Lowe, ha promesso che il suo partito avrebbe avviato deportazioni di massa e reintrodotto la pena di morte per prevenire attacchi commessi da “barbari”. Contemporaneamente, hanno iniziato a circolare messaggi WhatsApp da account anonimi che invitavano gli uomini di età pari o superiore a 18 anni in Irlanda del Nord a “prepararsi a combattere o ad essere arrestati”.
Se i politici di tutto lo spettro politico nordirlandese hanno lanciato appelli alla calma e il Servizio di Polizia dell’Irlanda del Nord ha esortato i cittadini a non farsi “ingannare” e a non essere indotti a disordini violenti da persone online intenzionate a provocare disordini; il caos si è scatenato lo stesso
Il fatto che un uomo fosse stato accusato di tentato omicidio non è bastato a scoraggiare la folla, composta perlopiù da giovani, che si è radunata a Belfast, incendiando un autobus sulla Lower Newtownards Road e dando vita a scontri con la polizia in diverse zone della città. Sono stati segnalati poi episodi di violenza in città come Ballyclare e Portadown. A Ballyclare, il negozio di un barbiere turco è stato preso d’assalto. Sono stati effettuati arresti anche a Glasgow, dove tre persone sono rimaste ferite durante le manifestazioni.
Negli ultimi due anni, esponenti dell’estrema destra hanno utilizzato le piattaforme online per strumentalizzare episodi che coinvolgono minoranze, nell’ambito delle loro campagne anti-immigrazione. La disinformazione circola frequentemente online, poiché le autorità sono sotto pressione per confermare l’etnia e lo status di richiedente asilo dei sospettati. La polizia si è affrettata a fornire questi dettagli, presumibilmente per evitare di creare un vuoto informativo in cui le falsità potessero diffondersi rapidamente.
Il barometro di ciò che è considerato un argomento politicamente accettabile, si è spostata verso destra; la disinformazione e le notizie false sull’immigrazione radicano in alcune comunità perché si sente spesso dire che i richiedenti asilo godono di un accesso prioritario a servizi pubblici già sottofinanziati.
La diffusione di posizioni di destra sull’immigrazione è rafforzata da una copertura mediatica che spesso non verifica i fatti su questioni come i richiedenti asilo e i sussidi sociali. In questo contesto, non sorprende forse che l’immigrazione sia tra le questioni che più preoccupano gli elettori in Gran Bretagna, e non solo.
Nel Regno Unito, dopo le violenze, ora spetta ai politici decidere come rispondere. Se da un lato le piattaforme online possono certamente fare di meglio nella rimozione dei post incendiari, dall’altro le figure pubbliche devono anche risolvere il problema che hanno contribuito a creare perché l’opinione pubblica britanica, in questo caso, ha bisogno di una narrazione sull’immigrazione basata su fatti certi e comprovati e non su capitalizzazioni legate a episodi violenti.
Lucia Giannini
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