REGNO UNITO. Cresce il No Brexit e la voglia di Unione Europea

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Cresce la disillusione della popolazione sulle promesse fatte dai fautori della Brexit, alla luce delle grandi sfide economiche che Gran Bretagna che si trova ad affrontare, dopo la rottura con il suo principale partner commerciale, l’Ue.

È quanto viene fuori dall’ultimo sondaggio in tema fatto nel Regno Unito, che mostra come quasi due terzi dei cittadini vogliano un secondo referendum, con il voto che dovrebbe ora andare a favore del ritorno all’UE.

Il sondaggio d’opinione Savanta ha rilevato che il numero di coloro che vogliono un secondo voto è salito al 65%, rispetto al 55% di un anno fa, riporta The National.

Per la prima volta, il sondaggio ha anche mostrato che la maggioranza, il 54%, ritiene che la Brexit sia stata una decisione sbagliata, con un aumento rispetto al 46% dello scorso anno. Un eventuale secondo referendum potrebbe significare che la Gran Bretagna voterà per rientrare nel blocco europeo, dopo l’esiguo margine del sondaggio del 2016 in cui il Regno Unito ha votato per il 52% contro il 48% a favore dell’uscita dall’Ue.

In questi anni, lo stesso Boris Johnson, il principale sostenitore della Brexit, è stato screditato in modo significativo dopo il suo periodo caotico e dissimulatorio come primo Ministro, negli anni della Pandemia. Anche il principale stratega della Brexit e inventore dello slogan “Riprenditi il controllo”, Dominic Cummings, ha dovuto affrontare pesanti accuse durante il periodo in cui è stato il principale consigliere di Johnson al numero 10 di Downing Street.

La Gran Bretagna è uscita formalmente dall’Ue il 31 gennaio 2020. Tuttavia, un periodo di transizione di un anno ha permesso di rimanere all’interno del blocco commerciale del mercato unico fino all’inizio del 2021. Da allora, le aziende britanniche sono state ostacolate dalla burocrazia e dalle regole imposte dall’Ue, che hanno portato a una significativa riduzione del Pil.

I ricercatori della London School of Economics hanno riferito la scorsa settimana che la Brexit ha aggiunto 210 sterline alla spesa alimentare media delle famiglie nei due anni fino alla fine del 2021. Il sondaggio Savanta, condotto per l‘Independent, ha rilevato che il 22% degli intervistati desidera un secondo referendum subito, il 24% entro cinque anni e l’11% entro un decennio.

Più preoccupante per i fautori più intransigenti della Brexit, il numero di coloro che ritengono che non ci dovrebbe mai essere un secondo referendum è sceso dal 32% al 24%.

I “Brexiteers” avevano promesso che riprendere il controllo della sovranità abbandonando le regole di Bruxelles avrebbe permesso alla Gran Bretagna di controllare i propri confini e di concludere nuovi accordi commerciali in tutto il mondo. Tuttavia, nel 2022, il Regno Unito ha stabilito un record per il numero di immigrati clandestini che hanno attraversato la Manica, con quasi 46.000 arrivi; una carenza pesante di manodopera, scioperi in tutti i settori pubblici per il carovita, un aumento incontrollato dei prezzi dei generi di consumo e così via. Per non parlare del costo dell’energia che ha costretto molto britannici a non scaldare le case per poter fare la spesa.

Sebbene siano stati stipulati numerosi accordi internazionali, questi non hanno affatto sostituito l’enorme commercio che la Gran Bretagna aveva con il suo principale partner commerciale alle porte di casa: il mercato europeo continentale.

La maggioranza degli elettori, il 56%, ritiene che la Brexit abbia peggiorato l’economia britannica. Allo stesso modo, la metà degli intervistati ritiene che la Brexit abbia diminuito l’influenza globale della Gran Bretagna. Inoltre, esattamente la metà ha dichiarato che la Brexit ha indebolito, anziché rafforzare, la capacità del Regno Unito di controllare i propri confini.

Con l’immigrazione a livelli record, Savanta, ritiene che la Brexit abbia reso più difficile il controllo delle frontiere britanniche e che «non ci sia la ripresa del controllo che era stata promessa a tutti coloro che hanno votato “Leave”».

Ma il governo continua a insistere sul fatto che la Gran Bretagna sta “sfruttando appieno” i vantaggi della Brexit: «Abbiamo ripreso il controllo delle nostre frontiere, ripristinato il controllo nazionale sul nostro processo legislativo e eliminato numerose lungaggini burocratiche, facendo risparmiare denaro alle imprese e ai consumatori di tutto il Paese».

Lucia Giannini

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