Ue: vecchie raccomandazioni per problemi noti

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BELGIO – Bruxelles 31 – 5- 2013. In linea con l’agenda europea, sono state adottate prima della fine di maggio le raccomandazioni paese 2013, elaborate dalla Commissione. Il fine, resta l’uscita dalla crisi attraverso provvedimenti specifici, da attuarsi all’interno dei singoli stati, allo scopo di gettare le basi per una crescita dell’Unione stabile e duratura.

I suggerimenti della Commissione sono incentrati su dettagliate analisi paese, dalle quali vengono tratte linee guida per i governi degli stati membri, affinché nei mesi a venire sfruttino il loro potenziale, aumentino la competitività e creino nuovi impieghi.
Le raccomandazioni paese, offrono, con cadenza annuale, una consulenza politica ai governi nazionali, sulla base di un resoconto sulle performance economico-sociali fatte registrare da ogni singolo stato membro nei 12 mesi precedenti. Il tutto, alla luce di un progetto pan-europeo che dia priorità all’occupazione e alla crescita, come negli intendimenti delle statistiche annuali della Commissione.
Nel mese di marzo, gli stati membri avevano previamente raggiunto un accordo sulle cinque priorità elencate dalla Commissione per il corrente anno, riconducibili a un consolidamento fiscale differenziato e compatibile con la crescita economica, al ripristino del credito all’economia, alla promozione della crescita e della competitività, nonché alla lotta alla disoccupazione ed alle sue conseguenze sociali, da un punto di vista che non escluda l’ammodernamento della pubblica amministrazione.
Viste in una prospettiva sistemica, le raccomandazioni paese rappresentano un ambizioso pacchetto di riforme per l’intera economia dell’Unione, giunta oramai al terzo semestre europeo consecutivo di coordinamento politico, che vede la contestuale adozione di decisioni relative alle procedure di deficit eccessivo.
L’analisi della Commissione, evidenzia la ricerca di un nuovo bilanciamento economico tra gli stati membri, con la gran parte dei paesi alle prese con un consolidamento fiscale che dovrebbe lasciare spazio a riforme in grado di rilanciare la competitività.
Difficoltà rilevanti restano legate alla crescita della disoccupazione, soprattutto giovanile, che richiederebbe politiche in grado di influenzare il mercato del lavoro tramite un sistema formativo mirato alle necessità della domanda di personale specializzato. Gli auspici della Commissione, si dirigono quindi sulle possibilità di creare un contesto favorevole ad affari ed investimenti, sia nel settore dei prodotti che dei servizi, attraverso investimenti in ricerca, innovazione ed impiego efficiente delle risorse. Provvedimenti da attuarsi nell’ottica della prosecuzione del consolidamento fiscale, date le persistenti sacche di vulnerabilità riscontrabili nel settore bancario europeo.
Il pacchetto di raccomandazioni paese della Commissione è composto da una Comunicazione atta a delineare i riscontri rilevati dalle singole analisi paese, sottolineando come i provvedimenti possano implementare la creazione di posti di lavoro a livello continentale. Le linee guida sono poi declinate in 24 pacchetti, uno per ogni stato membro, con l’eccezione di Grecia, Irlanda, Portogallo e Cipro; nonché in un pacchetto dedicato all’Eurozona nell’insieme. 
I quattro paesi esentati dalle raccomandazioni paese sono infatti oggetto di un monitoraggio più intenso, volto al ripristino della loro stabilità finanziaria e macroeconomica.
Le raccomandazioni contengono inoltre specifiche linee guida sui bilanci, le politiche economiche e sociali; ognuna sostenuta da uno dei 29 documenti presentati, uno per ogni stato membro, con l’aggiunta di Eurozona e Croazia. Contestualmente alle raccomandazioni del semestre europeo, la Commissione ha adottato un serie di decisioni sulla procedura di deficit, che riflettono gli ultimi sviluppi interni agli stati membri che prevedono di portare il loro deficit al di sotto della soglia europea del 3% del PIL.
La soluzione, analizzando le raccomandazioni, sembra risiedere nella parziale liberalizzazione delle professioni – soprattutto medici ed avvocati – capace di apportare benefici immediati alle PMI, ai lavoratori dipendenti e ai consumatori. La Commissione stima che la sola rimozione delle barriere attualmente presenti nel mercato dei servizi, come stabilito dalla Direttiva Servizi, possa implementare la crescita tra lo 0,8% e il 2,6% in termini di PIL dell’Unione.
Queste misure atte a ripristinare la competitività in Europa, andranno sommate all’articolata politica commerciale dell’Unione, che prevede l’apertura di negoziati di libero scambio con gli Stati Uniti, il Giappone ed il Canada; il cui out-put sarebbe stimato essere sopra i 2 punti percentuali del Pil dell’organizzazione, con la relativa creazione di circa 2 milioni di nuovi impieghi.
L’analisi della Commissione va poi ad evidenziare come l’Unione stia mettendo in atto cambiamenti duraturi, cercando di fronteggiare i seri problemi strutturali inerenti gli stati e l’organizzazione emersi nell’ultima decade.
I risultati di questi provvedimenti dovrebbero essere particolarmente sensibili negli stati in maggiore difficoltà. In queste fattispecie, i salari e la domanda interna sarebbero tenuti a trainare l’economia; così come nel 2012 le riforme suggerite hanno cominciato a dare i lori primi effetti, in termini di performance delle esportazioni di Grecia, Irlanda, Spagna e Portogallo e in margine d’incidenza del costo dei rispettivi debiti pubblici. Sempre nello scorso anno, le principali riforme risultano essere state attuate per implementare la capacità di recupero e la flessibilità del mercato del lavoro, con i maggiori risultati nominali, in Spagna ed in Italia; con la Francia che ha invece provveduto ad alleggerirne il carico fiscale. Dalle analisi, tuttavia, la disoccupazione sembra aver raggiunto livelli inaccettabili, senza accenni di contrazione nel breve periodo. Il tasso di disoccupazione, differisce largamente tra uno stato membro e l’altro, con una disoccupazione giovanile oltre il 50% in Grecia e Spagna, rispetto una media europea del 23,4%; mentre in Austria la disoccupazione resta la più bassa dell’Unione facendo registrare un 4,7% rispetto a una media del 10,9%.
Sulle prospettive di consolidamento fiscale, le finanze pubbliche sono parzialmente rientrate negli argini di controllo. I deficit pubblici, sono scesi dopo il picco del 2009; tuttavia, l’invecchiamento della popolazione continua a rappresentare una seria questione per la stabilità finanziaria di alcuni stati membri dove i costi del sistema pensionistico e sanitario sono destinati a crescere sensibilmente nei prossimi anni.
In questa fase, le raccomandazioni paese saranno sul tavolo del Consiglio dei Ministri, con il sostegno del Consiglio Europeo dei capi stato e di governo previsto per il prossimo giugno. I provvedimenti dovrebbero pertanto essere adottati al successivo Consiglio dei Ministri di luglio. Da quella fase, l’implementazione delle raccomandazioni diverrà premura degli stati membri con la stesura dei bilanci nazionali e delle misure collegate.