Qom fast food

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IRAN – Qom 07/09/2013. Fast food in Iran? E a maggior ragione nella città sacra di Qom? Ebbene sì, proprio a Qom, città in cui vige una legge non scritta che impone a tutte le donne di indossare il chador, anche a quelle che non credono, questi locali vanno per la maggiore.

A informarci di questa particolarità è al Monitor. Una passeggiata nei quartieri di Qom, afferma il giornale, tra i suoi ristoranti fast-food e i caffè ci può stupire.La classe media religiosa non mangia spesso fast food e le forze di sicurezza e la polizia religiosa non entrano nei fast-food e nei caffè, anche se ad alcuni proprietari è stata imposta l’installazione di sistemi di video sorveglianza. In questi luoghi è meno pericoloso non seguire i criteri di abbigliamento islamico, con la conseguenza che si tratta di ambienti adatti per incontro con il “sesso opposto”.

Da anni, i fast-food, con i loro vari tipi di pizza, hamburger si sono diffusi nella città e, negli ultimi anni, è arrivato anche il Kentucky Fried Chicken. La loro prima presenza risale probabilmente alla metà degli anni Novanta. Anche se il loro numero e la varietà sono aumentati nel corso degli anni, c’è ancora spazio per incrementarne il numero: la domanda è molta e l’offerta sempre scarsa; un vero settore redditizio, ci illustra al Monitor. Nel 2019, l’azienda di fast-food saudita Al- Baik ha aperto un grande centro a Qom accanto a un parco di divertimenti al coperto chiamato Rangin Kaman. Sia le donne che lavorano a Rangin Kaman che ad Al- Baik, come nella maggior parte degli altri ristoranti fast-food di Qom, che quelle che vi vanno, indossano dei manteau (lunghi cappotti). L’abbigliamento chic maschile e femminile lascia intendere la lunga preparazione a questo evento sociale che affolla i fast food della città. La gran parte di simili ristoranti si trova nell’area compresa tra Jomhuri Boulevard e Zanbilabad e Salariya e Mohammad Amin Boulevard e Boulevard Ghadir: si tratta della zona più ricca della città, diversa dal resto di Qom per sviluppo urbano e grado culturale di chi vi abita, anche se qui come altrove poche donne indossano dei manteau. Unica eccezione, quelle che escono o entrano nei fast-food e nei caffè, unici spazi “liberi”.

L’importanza sociale dei fast-food diventa chiara quando si vanno a confrontare i loro menù con quelli dei ristoranti tradizionali: spesso non vi è alcuna differenza di prezzo, ma mentre i primi sono stracolmi i secondi sono mezzi vuoti. Ci sono molte più persone vestite in maniera “anticonformista” nei fast-food che nei ristoranti tradizionali.

Se all’inizio del fenomeno c’è stata una forte opposizione ai fast-food, questa è diminuita a tal punto che l’unica limitazione imposta è sull’orario, aperti fino a mezzanotte, e sul nome: non si possono usare nomi stranieri. Così, Senior è diventato Sineye Por, e Karen è diventato Karun. Lo stesso dicasi per i piatti; ma si tratta solo di cosmesi linguistica.  I fast-food de facto hanno creato un cambiamento nella cultura della città, divenendo un luogo in cui le giovani generazioni di Qom e i modernizzatori politici e sociali, in generale, hanno trovato un afflato unico e un luogo ove esprimersi collettivamente.