Pugno di ferro in Kenya

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KENYA – Nairobi. Non tendono a placarsi le violenze iniziate il 19 novembre scorso a Nairobi tra le comunità del nord della città.

Il giorno prima nel quartiere di Eastleigh, a nord est della città, è scoppiata una bomba in un autobus di linea della capitale keniota causando 7 morti e circa una trentina di feriti. L’attentato si iscrive in una drammatica spirale di violenza iniziata nel Paese il 10 novembre scorso con l’uccisione confermata di 42 poliziotti nel nord del Paese. 

Il quartiere della città è popolato essenzialmente da kenioti, somali e kenioti di origine somala. I vari gruppi etnici, dopo uno scambio di accuse reciproche per l’attentato, hanno dato il via a degli atti di vera e propria guerriglia urbana. La polizia ha tentato di sedare la rivolta riuscendoci realmente solo dopo alcuni giorni e dopo aver arrestato il presunto attentatore. 

Trascorse alcune settimane di immobilismo, il governo di Nairobi sembrerebbe ora aver deciso di utilizzare il pugno di ferro per imporre la calma e la sicurezza. Per questo, dopo un iniziale sbandamento, il governo keniota ha deciso di inviare l’esercito nel nord del Paese per stabilizzare la zona e cercare di trovare i ladri di bestiame. Si ricorda in effetti che non sono stati ancora arrestati i ladri di bestiame che hanno teso il 10 novembre scorso un’imboscata a 42 poliziotti uccidendoli.