POLONIA. Varsavia accusata di seguire Budapest sulla libertà di stampa

80

I media indipendenti polacchi hanno sospeso la copertura delle notizie e le pagine web delle principali testate del paese sono state oscurate il 10 febbraio per protestare contro una nuova tassa sulla pubblicità che secondo le emittenti e gli editori ha lo scopo di minare la libertà di stampa.

«È semplicemente un’estorsione», recita la lettera aperta al primo Ministro polacco Mateusz Morawiecki firmata da 43 media che include i più grandi editori di giornali e riviste e le principali reti televisive indipendenti della Polonia.

La nuova tassa sulle entrate pubblicitarie delle imprese, che varia dal 2 per cento al 15 per cento a seconda delle dimensioni dell’azienda, sta passando in fretta in parlamento. Il governo insiste che è un modo per riparare le finanze pubbliche messe a dura prova dalla pandemia, con i soldi che vanno alla sanità e alla cultura, ed è uno sforzo per forzare le grandi società internazionali a pagare la loro giusta quota di tasse, riporta Politico.

I media e l’opposizione politica vedono la tassa come uno sforzo per intimidire la stampa indipendente da parte del governo guidato dal partito nazionalista Diritto e Giustizia, accusato di seguire le orme dell’Ungheria di di Viktor Orban.

La nuova tassa è strutturata in modo tale che molti editori filogovernativi di destra sono troppo piccoli per esservi sottoposti. Le entrate della nuova tassa, chiamata “contributo” dal governo, andranno al Fondo Sanitario Nazionale della Polonia, così come alla protezione dei monumenti nazionali e a un fondo appena istituito per sostenere «la cultura e il patrimonio nazionale nei media», ha detto la settimana scorsa il ministero delle Finanze polacco.

Nella loro lettera aperta, le organizzazioni dei media hanno lamentato che le tasse che variano selvaggiamente per le diverse compagnie sono “oltraggiose” e che cambiare i termini delle licenze di trasmissione esistenti è inaccettabile in un paese governato dallo stato di diritto. Hanno anche accusato che la tassa avrebbe raccolto al massimo 100 milioni di złoty dai giganti globali di internet, mentre le aziende dei media attive in Polonia avrebbero pagato 800 milioni di złoty.

I sospetti sulle motivazioni del governo sono sostenuti da frequenti commenti di alti funzionari che chiedono un maggiore controllo dei media indipendenti e si lamentano del fatto che le compagnie di media straniere, specialmente quelle tedesche, giocano un ruolo di primo piano in Polonia.

Tommaso Dal Passo