1848 – 2013: il filo rosso della piazza

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ITALIA – Roma 27/6/13. Nei moti che stanno sconvolgendo il mondo arabo in genere, le piazze sono una costante, da un lato, e un attore principale dall’altro. In questa serie di moti che ricordano quelli che a macchia d’olio sconvolsero l’Europa nel 1848 e che ebbero in altrettante piazze europee le vere protagoniste delle rivoluzioni che resero epico quel periodo nella storia europea,  due piazze ekmergono sovrane; nonostante la distanza che le separa:  piazza Tahrir al Cairo e Piazza Taksim a Istanbul.

Molti hanno cercato di insistere sulle somiglianze tra i due dal momento che è di moda in questi giorni per collegare notizie degne eventi, tuttavia mondi a parte, ad altri eventi.

Dalla rivolte del 2011, alle manifestazioni nelle piazze di diverse città turche, il confronti tra le due piazze si è fatto sempre più spesso, non  senza una buona dose di opportunismo politico da parte degli attori geopolitici occidentali: Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia si sono affrettate a capitalizzare su di esse, per cercare di rimodellare politicamente la regione del Mena o per garantire che l’esito del fervore rivoluzionario che svolge Paesi alleati e vicini sia di loro gradimento.

In Libia, si è giunti ad una guerra vera e propria, senza piazze simbolo potremmo dire .La guerra civile in Libia ha addirittura cambiato la demografia di parti del paese:  intere comunità sono state oggetto di vera e propria pulizia etnica; Bengasi, cuore economico libico, ora è preda dei giochi “politici” delle  milizie.

A seguito di recenti scontri avvenuti in città, il capo provvisorio dell’esercito libico, Salem Konidi, ha predetto, sulla televisione di Stato il 15 giugno, un vero “bagno di sangue”. Purtroppo questo avvertimento non è stato colto dai Paesi occidentali. 

Simile e diverso nel contempo è il caso turco. 

Per quasi un decennio, la Turchia si era ritagliata un ruolo diverso nel mondo arabo e musulmano, una via propria definita, forse a sproposito neo ottomanesimo, motivato dal continuo rinvio dell’Unione europea di concedere a d Ankara lo status di Paese membro. Gli sforzi di Francia e Germania, che ha una vasta comunità turca al suo interno e che rischia di essere “invasa” in caso di adesione turca, hanno vanificato quelli della Turchia per aderire ad un’Ue che allora era in crescita.

Con l’esplosione della Siria, la primavera araba ha bussato alle porte meridionali della Turchia e ha quindi costretto Ankara ad un frettoloso riallineamento della politica turca, tornata nel “campo occidentale”.

Piazza Tahrir oggi sembra dormire sonni tranquilli. Ma è solo apparenza: le notizie dall’Egitto non sono esaltanti. La crisi morde pesantemente la società e la classe politica legata alla Fratellanza musulmana, non sembra essere capace di affrontare professionalmente la grave situazione in cui si trova il Paese. La protesta e il malumore serpeggiano e sono pronti ad esplodere ad ogni momento. La situazione è incandescente e l’opposizione sembra essersi organizzata per una grande manifestazione di piazza a fine giugno che invaderà la piazza simbolo della rivolta per chiedere le dimissioni del presidente Morsi. Stando a nostre fonti non ufficiali, la piazza verrà occupata fino a quando Morsi non si dimetterà; l’esercito e la polizia non dovrebbero attaccare ne all’inizio stare con gli occupanti. Chi al posto di Morsi? Probabilmente uno die politici simbolo dell’opposizione sconfitta di un soffio alle ultime elezioni politiche.