PETROLIO. USA primo esportatore mondiale, grazie anche alla guerra contro l’Iran

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Gli Stati Uniti sono diventati il ​​più grande esportatore di petrolio al mondo, superando Arabia Saudita e Russia, leader di lunga data, e cambiando il panorama energetico globale. Questo sviluppo rappresenta una svolta notevole per gli Stati Uniti, che per decenni sono stati fortemente dipendenti dal petrolio dell’Asia occidentale.

La trasformazione energetica degli Stati Uniti ha preso slancio dopo il 2010, quando la produzione di petrolio e gas di scisto è aumentata vertiginosamente, rendendo il paese prima il più grande produttore mondiale di gas naturale e poi il più grande produttore di petrolio, secondo i dati di Vortexa ripresi da Reuters .

Da febbraio 2026, le interruzioni alle esportazioni di petrolio saudita causate dalla guerra tra Emirati Arabi Uniti e Israele contro l’Iran, unite alla riduzione delle esportazioni russe dovuta ai droni d’attacco ucraini e alle sanzioni statunitensi, hanno contribuito a portare gli Stati Uniti al primo posto tra gli esportatori mondiali di petrolio.

Secondo i dati di tracciamento Vortexa, le esportazioni statunitensi di petrolio greggio e carburanti hanno raggiunto circa 10,5 milioni di barili al giorno a maggio, trainate da una forte produzione e dal rilascio di riserve strategiche. Questo è stato il terzo mese consecutivo in cui gli Stati Uniti si sono classificati al primo posto tra i principali esportatori di petrolio al mondo. Questo primato, mantenuto stabilmente, segna uno storico ribaltamento dei flussi energetici globali.

I volumi di esportazione evidenziano il netto sorpasso degli Stati Uniti sui tradizionali giganti dell’energia, penalizzati da forti tensioni geopolitiche e sanzioni: Stati Uniti: 10,5 milioni di bpd; Russia: 7 milioni di bpd (colpita dagli attacchi di droni ucraini e dalle sanzioni occidentali); Arabia Saudita: 5,9 milioni di bpd (penalizzata dalle pesanti interruzioni delle rotte causate dal conflitto tra Stati Uniti e Iran e dal blocco dello Stretto di Hormuz). 

I fattori chiave del primato americano possono essere sintetizzati in 4 punti essenziali: boom dello shale oil, la massiccia crescita della produzione interna da scisto nell’ultimo decennio ha trasformato il Paese da grande importatore a leader globale; riserve strategiche, l’immissione sul mercato di quote provenienti dalle riserve energetiche statali ha ulteriormente supportato i volumi di export statunitense; flessibilità di mercato a differenza di Russia e Arabia Saudita, dove la produzione è fortemente controllata dai governi, il modello statunitense si basa su compagnie private che aumentano l’output in base alla redditività; nuovi sbocchi commerciali: L’Europa assorbe circa il 47% dell’export statunitense per sostituire i flussi russi, mentre l’Asia si affida sempre più a Washington a causa dell’instabilità in Medio Oriente.

Lucia Giannini

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