
Secondo il primo sondaggio d’opinione pubblicato dopo le elezioni del 12 aprile, in un contesto di scrutinio inconcludente e di continua disputa sul secondo posto, la candidata di destra Keiko Fujimori e il candidato di sinistra Roberto Sánchez si troverebbero a pari merito con il 38% dei voti al ballottaggio presidenziale peruviano previsto per il 7 giugno. Il sondaggio Ipsos Peru, condotto tra il 23 e il 24 aprile e pubblicato dal quotidiano Perú.21, indica uno scenario di assoluta parità con un margine di errore di +/- 2,8 punti percentuali.
Il sondaggio rivela anche un alto livello di dissenso: il 17% degli intervistati ha dichiarato che voterà scheda bianca o non valida, mentre un altro 7% si dichiara indeciso. Il 24% dell’elettorato, nel complesso, prevede un ballottaggio che potrebbe essere caratterizzato più dal cosiddetto “anti-voto” che dal sostegno positivo, una dinamica ricorrente nella politica peruviana degli ultimi anni. Guillermo Loli, responsabile degli studi di opinione pubblica di Ipsos, ha avvertito che le preferenze degli elettori dipenderanno dalla capacità di ciascun candidato di attrarre coloro che non lo hanno sostenuto al primo turno, riporta MercoPress.
Il sondaggio delinea anche uno scenario alternativo. Qualora il candidato di estrema destra Rafael López Aliaga riuscisse a recuperare il distacco di 24.017 voti che lo separa da Sánchez nel conteggio ufficiale, il quadro cambierebbe sostanzialmente: López Aliaga si attesterebbe al 34%, Fujimori scenderebbe al 31% e le schede bianche o nulle salirebbero al 27%. Questa ipotesi dipende dalla risoluzione delle schede contestate, un processo ancora in corso e che dovrebbe concludersi nei prossimi giorni.
Con il 95,89% delle schede scrutinate dall’Ufficio Nazionale dei Processi Elettorali (ONPE), Fujimori è in testa con il 17,06% dei voti validi, Sánchez è secondo con il 12,05% e López Aliaga rimane terzo con l’11,89%. Circa 3.811 schede devono ancora essere inviate alle Giurie Elettorali Speciali (JEE), gli organi incaricati di risolvere le irregolarità riscontrate il giorno delle elezioni. Il processo, caratterizzato da ritardi logistici e dalle dimissioni del presidente dell’ONPE Piero Corvetto, ha prolungato l’incertezza per oltre due settimane.
López Aliaga ha denunciato brogli elettorali senza fornire prove e ha chiesto l’annullamento di migliaia di voti, una posizione che ha acuito le tensioni politiche ed è stata respinta dalla missione di osservazione dell’Unione Europea, che non ha riscontrato prove di irregolarità sistemiche. L’Organizzazione degli Stati Americani ha appoggiato la decisione delle autorità elettorali di proseguire il processo e ha chiesto il rispetto della volontà popolare. La lentezza dello spoglio e le reciproche accuse si inseriscono in una serie di crisi istituzionali che hanno caratterizzato la politica peruviana negli ultimi anni, con cinque presidenti in cinque anni e una persistente sfiducia pubblica nei confronti della classe dirigente.
Tommaso Dal Passo
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