
La plenaria della Corte Nazionale Elettorale (JNE) del Perù ha dichiarato infondati 23 ricorsi presentati da Juntos por el Perú, il partito del candidato di sinistra Roberto Sánchez, contro i verbali di scrutinio del ballottaggio presidenziale, che ha visto la candidata di destra Keiko Fujimori emergere vincitrice. La decisione consolida un risultato che, con lo spoglio quasi completato, non può più essere ribaltato.
I ricorsi respinti riguardavano i verbali di scrutinio osservati a Santiago del Cile, nel New Jersey (Stati Uniti) e nelle circoscrizioni peruviane di Huancavelica, Ucayali e nel distretto di Ate a Lima. Questi si aggiungono a una precedente serie di 24 ricorsi, già dichiarati infondati dalla JNE. In precedenza, la Corte Elettorale Speciale di Lima Centro 2 aveva respinto come inammissibile la richiesta di Sánchez di annullare il voto all’estero – perché presentato oltre i termini di legge – ricorso che avrebbe potuto ribaltare il risultato a suo favore, riporta MercoPress.
Con il 99,88% delle schede scrutinate, Fujimori ottiene il 50,12% dei voti validi contro il 49,88% di Sánchez, una differenza di circa 44.453 schede, la più ampia registrata durante lo spoglio. La figlia dell’ex presidente Alberto Fujimori (1990-2000) non è ancora stata proclamata presidente eletta: la JNE ha riferito che la proclamazione ufficiale avverrà tra il 3 e il 7 luglio, una volta risolte le schede scrutinate e i ricorsi pendenti. Se confermata, Fujimori entrerebbe in carica il 28 luglio, per il mandato 2026-2031.
Sánchez ha denunciato, senza presentare prove, una presunta “frode in corso” nel voto all’estero e ha annunciato che non riconoscerà un eventuale governo Fujimori se la sua richiesta di nullità non verrà accolta, invitando inoltre a protestare. Le autorità e gli osservatori elettorali hanno respinto tali obiezioni. L’organizzazione civica Transparencia ha respinto “categoricamente” le accuse di frode, prive di prove, e ha affermato che i suoi sopralluoghi in oltre dieci città all’estero “non hanno rilevato alcuna situazione che comprometta l’integrità” della giornata elettorale. La JNE, dal canto suo, ha dichiarato che proseguirà con il calendario previsto, nonostante l’ingiunzione presentata per sospendere la proclamazione dei risultati, ricordando di essere l’organo competente in materia elettorale.
Da Fuerza Popular, il candidato alla carica di primo vicepresidente, Luis Galarreta, ha definito la posizione di Sánchez “antidemocratica” e ha chiesto alle autorità di agire rapidamente per pubblicare il conteggio definitivo. Fujimori, che ha mantenuto un profilo cauto e non si è ancora dichiarata vincitrice, ha affermato questa settimana che “è importante che nei prossimi giorni si possa finalmente avere la proclamazione dei risultati da parte degli organi elettorali”. Il ballottaggio del 7 giugno è stato uno dei più combattuti nella storia recente del Paese.
Luigi Medici
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