
Il Congresso peruviano ha nominato José María Balcázar Zelada, 83 anni, deputato di Perú Libre, presidente ad interim della Repubblica fino al 28 luglio 2026, a seguito della censura dell’ex capo di Stato José Jerí. La decisione, adottata in una sessione plenaria straordinaria il 18 febbraio, pone Balcázar alla guida di un Paese che ha visto otto presidenti in meno di un decennio, evidenziando un prolungato periodo di volatilità istituzionale.
La sua nomina arriva a meno di otto settimane dalle elezioni generali del 12 aprile, riducendo la distanza tra la successione esecutiva e il voto nazionale che definirà il prossimo governo peruviano, riporta BneIntelliNews.
La transizione è avvenuta dopo che Jerí è stato rimosso dal Congresso il 17 febbraio, a causa di presunti contatti irregolari con esponenti del mondo imprenditoriale cinese e di segnalati favoritismi nei contratti statali. Per 24 ore, il Perù è rimasto formalmente senza un presidente, poiché i ministri sono rimasti in carica con sole funzioni amministrative. Il Congresso ha quindi proceduto all’elezione del nuovo Presidente della Camera, una carica che, secondo le norme costituzionali sulla successione, conferisce la presidenza della Repubblica.
Quattro candidati si sono contesi la carica: María del Carmen Alva di Acción Popular, Héctor Acuña di Honor y Democracia, Edgar Reymundo del Bloque Democrático Popular e Balcázar. Al primo turno, Balcázar ha ottenuto 46 voti contro i 43 di Alva, mentre nessuno ha raggiunto la maggioranza richiesta di 59 voti su 117 validi. Al secondo turno, ha prevalso con 64 voti contro i 46 di Alva.
La sua vittoria è stata facilitata dal sostegno di gruppi di sinistra e di importanti blocchi centristi, tra cui Alianza para el Progreso e Podemos Perú. Fonti citate da El Comercio hanno indicato che i negoziati includevano garanzie sulla continuità nei portafogli ministeriali, in particolare per l’edilizia abitativa, il lavoro e il sistema di previdenza sociale EsSalud.
Il Perù si avvicinerà quindi alle elezioni di aprile all’ombra di un altro cambio di leadership, con un presidente ad interim sottoposto a un continuo controllo legale e a capo di un elettorato affaticato dall’instabilità. Se il suo breve mandato passerà in secondo piano o diventerà un punto focale di mobilitazione dipenderà meno dai poteri formali che dagli eventi politici che si svolgeranno nelle prossime sei settimane.
Maddalena Ingrao
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