La rivoluzione di Francesco

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ITALIA – Roma. 07/07/2014. Il 21 giugno dalla Piana di Sibari l’omelia di Papa Francesco recitava: «La ‘ndrangheta è questo: adorazione del male e disprezzo del bene comune».

«Questo male va combattuto, va allontanato! Bisogna dirgli di no! La Chiesa che so tanto impegnata nell’educare le coscienze, deve sempre di più spendersi perché il bene possa prevalere. Ce lo chiedono i nostri ragazzi, ce lo domandano i nostri giovani bisognosi di speranza. Per poter rispondere a queste esigenze, la fede ci può aiutare. Coloro che nella loro vita seguono questa strada di male, come sono i mafiosi, non sono in comunione con Dio: sono scomunicati!». Omelia ha che scatenato le coscienze e le ire di chi è stato chiamato in causa e che in un istante ha visto il suo status passare da cattolico a scomunicato. Da allora nelle carceri italiane gli ‘ndranghetisti non vogliono più andare in chiesa, mentre nella cerimonia di Oppido Mamertina, ieri, durante la processione delle Madonne delle Grazie, i portantini si sono fermati in segno di ossequio davanti alla casa del boss locale. A quanto pare dunque i clan malavitosi non hanno apprezzato che il Papa, arrivato «dalla fine del mondo», voglia fare il punto della situazione. Ma nella cultura italiana, purtroppo, da troppi secoli potere politico, economico e religioso sono andati a braccetto e fin qui nulla di male, il problema è che si sono alleati anche quando di mezzo c’era il crimine.
Un altro evento che fece scandalo in seno alla Chiesa e quindi di riflesso sul popolo dei fedeli fu la sepoltura di un boss della banda della Magliana all’interno di una delle Basiliche romane. Per non parlare poi del problema dei reati economici nascosti dietro lo Ior e del dramma sociale della pedofilia in seno alla Chiesa cattolica. E proprio per spezzare quelle commistioni in cui si fa fatica a distinguere il bene dal male, che nei suoi annunci al popolo dei fedeli Francesco I sta cercando di riportare la Chiesa alle origini, quelle in cui la religione era dalla parte degli oppressi e dei deboli. In fondo, tutte le religioni, monoteiste e quelle in cui Dio non è adorato (ad esempio, il buddismo), hanno come obiettivo la felicità delle persone comuni, concetto che non può sposarsi con il bene di pochi a scapito di molti, né tantomeno con i reati. Questi ultimi in particolar modo non solo vanno a beneficio di pochi ma nascono con il preciso intento di nuocere allo Stato e ai suoi cittadini accumulando così ingiustizia sociale, politica ed economica, ingiustizia che avrebbe la pretesa di essere lavata con “un padre nostro”. Si coglie dunque nelle parole di Papa Francesco, il desiderio, non solo spirituale, di una vera propria rivoluzione umana, sociale, che mira alla felicità di tutti coloro che vivono per aiutare e sostenere la comunità in cui vivono.