PANDEMIA. Il COVID 19 ha ucciso la libertà di stampa

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Le misure di emergenza introdotte durante la pandemia di coronavirus hanno portato a un aumento degli arresti per “fake news”, ai giornalisti è stato negato l’accesso ai briefing o ai funzionari sanitari, e i siti web di notizie sono stati bloccati, dicono gli esperti di diritti dei media. Un anno dopo la dichiarazione Oms di pandemia, i giornalisti in diversi paesi hanno subito gli effetti delle leggi e dei regolamenti con cui i governi hanno cercato di controllare la narrazione o di mettere a tacere le notizie critiche.

I gruppi per i diritti dei media dicono che le restrizioni hanno negato ai cittadini l’accesso alle notizie e alle informazioni.

Il rapporto annuale di Freedom House Freedom in the World afferma che «i giornalisti sono stati sottoposti ad arresti, violenze e intimidazioni, e i governi hanno esercitato un controllo sui contenuti». Nel suo rapporto 2020, Democracy under lock, Freedom House ha scoperto che 91 paesi su 192 hanno imposto una qualche forma di restrizione sui media come parte della loro risposta ufficiale alla pandemia.

Leggi e misure sono state introdotte per cercare di proteggere e promuovere la sicurezza, ma in diversi paesi i regolamenti sono stati utilizzati per limitare o molestare i media. L’International Press Institute ha scoperto che le misure di emergenza spesso includevano disposizioni volte a combattere le “fake news” che venivano usate per imprigionare o limitare la libertà di parola.

Nuovi regolamenti sono ancora in fase di introduzione ad un anno dalla pandemia. La Malesia all’inizio di questo mese ha usato i poteri estesi delle leggi di emergenza per imporre pene più severe per ciò che il governo considera notizie false, incluse pene detentive fino a tre anni.

La pandemia ha dato ai regimi autoritari la licenza di reprimere il dissenso e i critici, ha detto il Comitato per la protezione dei giornalisti, Cpj: «Paesi con una scarsa libertà di stampa come la Cina, l’Egitto e la Turchia sono certamente in prima linea quando si tratta di paesi che hanno fatto ogni sforzo per eliminare il giornalismo», riporta VoA.

Nel suo censimento del 2020 dei giornalisti incarcerati a livello globale, il Cpj ha registrato 274 casi di giornalisti dietro le sbarre, compresi diversi arrestati per la loro copertura della pandemia.

Graziella Giangiulio