PANDEMIA. COVID-19 crea disoccupazione di massa nel sud est asiatico

58

Un nuovo rapporto dell’Organizzazione internazionale del lavoro suggerisce che più di un giovane su sei in tutto il mondo ha smesso di lavorare dall’inizio della pandemia di Covid-19, mentre gli altri hanno visto il loro orario di lavoro ridotto di quasi un quarto. Nel Sudest asiatico, i tassi di disoccupazione sono saliti a livelli quasi senza precedenti a causa della pandemia, che ha devastato le economie in varia misura. Finora i tassi ufficiali di disoccupazione nella regione sono stati invidiabilmente bassi.

Prima del 2020, riporta Asia Times, i tassi di disoccupazione in Cambogia erano saliti a malapena sopra la soglia del 2% dai primi anni ’90, mentre quelli del Vietnam erano costantemente al di sotto del 2%, secondo i dati del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo, Undp. Nell’ultimo decennio, il tasso di disoccupazione in Thailandia si è aggirato intorno allo 0,6%.

Ma tutto questo è cambiato improvvisamente a causa della pandemia di Covid-19. In Laos, dove l’anno scorso il tasso di disoccupazione formale si aggirava intorno allo 0,7%, la disoccupazione è salita recentemente a circa il 25%, riporta Vientiane Times.

I tassi di disoccupazione sono saliti a un massimo di dieci anni in Vietnam, dove la pandemia è costata il lavoro a quasi cinque milioni di lavoratori solo nel primo trimestre di quest’anno, secondo l’Ufficio Statistico Generale del Paese. Gli esperti prevedono che questo tasso aumenterà quando saranno resi noti i dati relativi al secondo trimestre, che è economicamente più debole.

In Thailandia, che si prevede subirà la peggiore contrazione economica di qualsiasi altro stato del Sudest asiatico, a causa della sua forte dipendenza dal turismo globale, i rapporti suggeriscono che il tasso di disoccupazione potrebbe salire a quasi il 25% se la crisi economica durerà ancora per diversi mesi. Secondo l’Oil, sei milioni di lavoratori avrebbero perso il lavoro nell’industria turistica tailandese e l’impatto sull’occupazione potrebbe durare molto più a lungo.

La percentuale di ore lavorative perse nel secondo trimestre nel Sud-Est asiatico è stata del 10%, rispetto al 10,7% a livello globale, secondo le stime Oil. Per molti versi, tuttavia, i tassi di disoccupazione ufficiali del Sudest asiatico non forniscono un quadro completo. Ciò è particolarmente vero nel Sudest asiatico continentale, dove solo una piccola parte della forza lavoro è impiegata nell’economia formale, dove i lavoratori sono assunti da imprese registrate e ricevono salari regolari.

Invece, più della metà dei lavoratori nella maggior parte degli stati dell’area lavora nel settore informale, dove è pagata a giornata, ha contratti non garantiti, o è impiegata in aziende a conduzione familiare o lavora in proprio. 

In tutta la regione dell’Asia-Pacifico, l’84,4% dei giovani, di età compresa tra i 15 e i 24 anni, lavora nel lavoro informale, contro il 68,6% degli adulti, secondo l’Oil. La pandemia di Covid-19 ha colpito il settore informale in modo particolarmente duro. Le misure di blocco hanno danneggiato i venditori di mercato e i piccoli commercianti, mentre il declino del turismo e dell’industria manifatturiera ha colpito le imprese informali che operano in questi settori.

Uno studio della Banca Mondiale di aprile, intitolato East Asia and Pacific In The Times Of Covid-19, consigliava che «le reti di sicurezza dovrebbero essere ampliate sotto forma di una maggiore assicurazione contro la disoccupazione, con una maggiore durata, maggiori benefici e un’ammissibilità più rilassata».

Lucia Giannini