PANDEMIA. COVID 19, a morire i sistemi sanitari

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Nonostante, nelle ultime settimane, in quasi tutti i paesi avanzati si sia raggiunto un tasso di vaccinazione da Covid che oscilla tra il 60% e l’80% della popolazione (percentuale quest’ultima spesso indicata come obiettivo minimo per sperare nella cosiddetta immunità di gregge), alcuni sistemi sanitari stanno affrontando una terza ondata del virus molto forte che ha messo in crisi completamente gli apparati sanitari dei paesi in oggetto. Negli ultimi giorni il caso salito alla ribalta della cronaca è quello del Regno Unito, dove si sta registrando una media di circa 40 mila contagi al giorno con punte di 45 mila. Tuttavia il caso britannico è solo uno di una serie di paesi dove il servizio sanitario sta scontando una fortissima pressione tale da mettere in crisi l’assistenza ai malati, Covid 19 o non Covid 19. Benché i paesi che andremo ad analizzare tendono ad essere alquanto differenti per sistema sanitario, grado di vaccinazione e popolazione, essi tendono ad avere in comune il fatto che l’aumento dei contagi sia dovuto ad un allentamento delle restrizioni per contrastare la pandemia da parte dei governi e /o da un mancato rispetto da parte della popolazione delle prescrizioni per evitare il contagio (per esempio non indossare la mascherina).

Analizziamo i dati:

Nel Regno Unito, nell’ultima settimana si sono registrati stabilmente circa 40 mila contagi al giorno con un dato complessivo di contagiati parti a 300 mila persone. Tale aumento è pari ad un aumento del 15,1% rispetto alla settimana precedente. Il repentino aumento dei contagiati da Covid 19, principalmente infettati dalla variante Delta del virus (per ora variante più contagiosa e ormai predominante), ha messo in crisi il sistema sanitario britannico: da giorni capannelli di ambulanze scorgono di fronte all’entrata dei principali ospedali del Regno, con attese che durano anche 11 ore prima di poter far ricoverare il degente. All’interno dei presidi la situazione non è migliore; carenza di personale e di spazi stanno costringendo infatti i malati a sostare per ore, se non giorni; sulle barelle in attesa che si possa liberare un posto letto. Naturalmente ciò non riguarda i soli casi Covid 19 ma tutti i malati di ogni genere i quali scontano la piccola offerta di posti letto rispetto all’enorme domanda richiesta dai malati Covid 19.

Sembra dunque ritorcersi contro il Primo Ministro britannico Boris Johnson la decisone di eliminare completamente le restrizioni sanitarie nel Freedom day del 19 luglio; da allora infatti l’aumento dei contagi è stato esponenziale in Inghilterra, che già lo stesso 19 luglio contava 54 mila contagiati in quel giorno. A questo si aggiungono le critiche sulla gestione della pandemia agli inizi del 2020 da parte del premier conservatore dopo il rapporto del Parlamento che accusa il Governo di aver causato migliaia di morti evitabili con “il fallimento epocale della strategia dell’immunità di gregge”.

Osservando l’altro lato dell’Europa, va analizzato l’emblematico caso della Federazione russa. Nella Russia di Putin il numero di contagi e decessi da Covid è stato solitamente alto tuttavia negli ultimi giorni il numero di morti ha toccato lo sconcertante record di ben 1002 morti in un solo giorno, con i contagi che si mantengono stabilmente intorno alle 33 mila unità al giorno. Un sistema sanitario già in difficoltà è messo dunque in crisi da una pandemia che sembra non volersi arrestare nel Paese. Cause del mantenimento di questi numeri è sicuramente le blande misure di contenimento imposte dal governo ma anche la ritrosia dei russi ad indossare persino i dispositivi di protezione individuali. A questo va ad aggiungersi una campagna di vaccinazione che può tranquillamente essere definita come fallimentare con poco più di 51 milioni di russi vaccinati con una sola dose su una popolazione di circa 150 milioni di persone. Un risultato paradossale se si pensa che il primo vaccino anticovid, lo Sputnik V, fu proprio annunciato in Russia dal Presidente Putin nell’agosto del 2020 ed è largamente usato all’estero. La situazione è così drammatica che il ministero della salute ha chiesto ai medici in pensione di vaccinarsi contro il Covid 19 e rientrare al lavoro.

Quello che tuttavia sorprende è che lo scenario illustrato potrebbe essere persino uno scenario ottimistico, poiché secondo molti analisti i numeri dei morti e dei contagiati sarebbero molto più alti rispetto a quelli ufficiali.

Cambiando continente non cambia la prospettiva, in America Latina il paese che sta subendo una pressione sul proprio sistema sanitario è il Brasile. Lo stato Carioca ha da poco superato il numero di 600 mila morti per Covid, che lo rendono il secondo paese con il maggior numero di morti dall’inizio della pandemia, numeri ritenuti ampiamente sottostimati. Dei paesi finora osservati la situazione del Brasile è la più caotica: lo scontro tra il Ministero della Salute e la Presidenza della Repubblica è molto aspro, essendo il Presidente Jair Bolsonaro notoriamente anti vaccino e restrizioni, tanto da continuare a rifiutarsi fieramente di sottoporsi a vaccinazione nonostante sia già stato contagiato dalla malattia. Le scelte del Presidente stanno portando inoltre a curiosi siparietti come quello in cui il Corteo presidenziale è stato respinto allo stadio nella città di San Paolo, dove il presidente voleva assistere alla partita del Santos, poiché sprovvisti di vaccinazione e dunque inabilitati ad accedere nell’edificio. La situazione è infatti molto frammentata: città come Rio de Janeiro raggiungono tassi di vaccinazione vicini al 60% e si sta dunque iniziando a pensare ad un allentamento delle restrizioni, dall’alto lato della medaglia invece ci sta il caso dell’Amazzonia dove i contagi sono in continuo aumento e dove è balzato agli onori della cronaca il caso della città di Manaus dove dalle indagini sembra che nell’ospedale cittadino, 200 pazienti siano morti dopo essere stati usati come inconsapevoli cavie per la ricerca di una cura per il vaccino. La situazione genera un malcontento sempre più crescente, che si rivolge principalmente contro Bolsonaro il quale sembra ormai in procinto di affrontare un procedimento di impeachment presso il Parlamento di Brasilia, dove una maggioranza a favore della sua rimozione diventa ogni giorno che passa sempre più reale.

Salvatore Nicoletta