
A partire dal 3 settembre, il Canale di Panama ridurrà il numero di navi ammesse al transito da 38 a 34 al giorno, e a 32 dal 15 settembre, imponendo inoltre nuove restrizioni di pescaggio, a causa del calo dei livelli idrici legato al fenomeno El Niño. Secondo le autorità di gestione del canale, le precipitazioni da maggio sono state inferiori del 34% rispetto alla media storica e gli afflussi nel bacino sono diminuiti del 44%. Circa il 5% del traffico marittimo mondiale transita attraverso il canale.
Panama ha undici bacini idrografici in condizioni di stress idrico e la scorsa settimana ha dichiarato lo stato di emergenza, insieme a Honduras ed El Salvador. A Tegucigalpa, le fonti che riforniscono la capitale honduregna hanno raggiunto livelli critici e le autorità hanno introdotto un sistema di turnazione per l’approvvigionamento idrico, con intervalli variabili tra i dieci e i venti giorni, riporta MercoPress.
L’emergenza è stata dichiarata a giugno. Secondo il bollettino pubblicato il 13 agosto dalla National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) degli Stati Uniti, esiste una probabilità superiore al 90% che raggiunga l’intensità “molto forte” tra settembre e l’inizio del 2027, la più alta delle quattro categorie. Questa classificazione si applica quando la temperatura della superficie oceanica in un punto specifico del Pacifico equatoriale aumenta di circa 2°C rispetto alla norma; per definire un evento “debole” è sufficiente un aumento di soli 0,5°C in tre mesi. L’agenzia stima inoltre al 69% la probabilità che tra ottobre e dicembre l’intensità superi quella di ogni episodio registrato dal 1950.
Gli effetti sono già visibili in Sud America. In Colombia, ad agosto si sono verificati incendi boschivi concentrati nel dipartimento di Tolima, con oltre 50.000 ettari interessati. In Perù, il Ministero della Produzione ha ripetutamente sospeso la stagione di pesca delle acciughe a partire da maggio, poiché il riscaldamento delle acque spinge i pesci adulti verso acque più profonde o verso sud. In Cile, il Presidente José Antonio Kast ha dichiarato lo stato di calamità nelle regioni di Atacama e Coquimbo dopo le tempeste di luglio, e il valico di frontiera di Cristo Redentor con l’Argentina è rimasto chiuso per oltre trenta giorni a causa di una tempesta che ha lasciato fino a quattro metri di neve.
Nei Caraibi, le condizioni associate al fenomeno tendono a frammentare gli uragani. L’agenzia statunitense prevede una probabilità del 55% che la stagione atlantica sia al di sotto della norma, il che potrebbe aggravare la siccità in isole come la Giamaica e Porto Rico, private di una consueta fonte di precipitazioni.
L’Organizzazione Meteorologica Mondiale ha avvertito che la sola intensità non determina le conseguenze. “Non ogni El Niño forte significa che gli impatti saranno forti”, ha affermato, sottolineando che la preparazione e la vulnerabilità preesistente hanno un peso pari a quello del fenomeno stesso. “C’è ancora tempo per prepararsi”, ha aggiunto.
Tommaso Dal Passo
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