
La CK Hutchison di Hong Kong ha avviato un arbitrato internazionale contro Panama, chiedendo un risarcimento danni di oltre 11,7 miliardi di dollari di Hong Kong, pari a 1,5 miliardi di dollari USA, per l’acquisizione da parte del governo di due porti strategici agli ingressi del Canale di Panama.
Annunciando l’iniziativa giovedì, il conglomerato sostenuto dalla famiglia Li Ka-shing ha dichiarato che Panama ha violato un trattato di protezione degli investimenti e il diritto internazionale attraverso “atti sovrani” che hanno preso di mira la sua concessione, in vigore da decenni, per la gestione dei terminal di Balboa e Cristobal, e ha “distrutto gli investimenti di CK Hutchison a Panama”, riporta Beijing Times. “Panama ha dimostrato di essere diventato un Paese rischioso che ignora lo stato di diritto, la forma societaria, la portata dei contratti, la portata degli accordi arbitrali, i diritti derivanti dai trattati e la risoluzione delle controversie in materia di trattati”, ha affermato il conglomerato in una dichiarazione. La società ha affermato che Panama ha violato un trattato di protezione degli investimenti e il diritto internazionale attraverso “atti sovrani” che hanno preso di mira la sua concessione, in vigore da decenni, per la gestione dei terminal di Balboa e Cristobal. Le due strutture si trovano alle foci del Canale, rispettivamente sul Pacifico e sull’Atlantico, e sono tra i corridoi di navigazione più trafficati al mondo.
La controversia trae origine da una sentenza di un tribunale panamense che ha annullato il contratto portuale di CK Hutchison. Tale decisione ha spianato la strada all’insediamento del governo di Maersk come operatore temporaneo dei terminal, in attesa che venisse definito il futuro della concessione.
CK Hutchison deteneva la concessione da oltre vent’anni, trasformando i porti in punti cardine della sua rete logistica globale. L’azienda sostiene che l’acquisizione l’abbia privata di beni sviluppati e gestiti in base a termini legalmente vincolanti, dandole diritto a un risarcimento in virtù delle tutele previste dai trattati per gli investitori stranieri.
L’arbitrato aggiunge un nuovo fronte legale a una vicenda che ha coinvolto Washington, Pechino e Panama City. I porti sono diventati un punto critico in seguito alle pressioni sul controllo straniero delle infrastrutture in prossimità del canale, con l’amministrazione Trump che ha espresso obiezioni alla presenza di operatori legati alla Cina vicino alla rotta strategica.
Pechino, dal canto suo, ha reagito con fermezza. Panama ha difeso l’indipendenza dei propri tribunali dopo che i funzionari cinesi hanno minacciato conseguenze per la gestione dei contratti portuali. Il canale gestisce una quota considerevole degli scambi commerciali tra l’Asia e le Americhe, rendendo il controllo dei suoi terminal una questione di rilevanza commerciale che va ben oltre i confini di Panama. Per gli spedizionieri, il cambio di gestore ha comportato una rinnovata incertezza sulla continuità del servizio in due dei principali punti di transito della regione.
CK Hutchison, uno dei maggiori operatori portuali asiatici, gestisce terminal in decine di paesi. L’arbitrato di Panama procederà ora attraverso i canali dei tribunali internazionali, un processo che in genere si protrae per diversi anni prima che venga emesso un lodo.
Lucia Giannini
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