Cisgiordania in crisi fiscale. Parola della Banca mondiale

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Secondo la Banca mondiale, la crisi fiscale che affligge la Palestina non potrà che peggiorare a meno che Israele e gli investitori stranieri non alleggeriscano le sanzioni verso la Cisgiordania.

In uno studio fatto uscire il 19 settembre a New York,  la Banca mondiale prevede un deficit di 1,5 miliardi di dollari nel bilancio dell’Autorità palestinese per il 2012. Le donazioni coprono solo 1,4 miliardi di dollari, il resto è un gap al momento incolmabile. L’Autorità palestinese riceve gran parte degli aiuti da Usa, Ue e dalle nazioni arabe. Ma la contrazione degli aiuti dei Paesi arabi negli ultimi  tre anni ha portato alla mancata copertura finanziaria, in diverse occasioni, per gli stipendi dei 153mila impiegati. L’innalzamento della pressione fiscale ha portato a manifestazioni di piazza contro il governo. La presenza di insediamenti israeliani, sul 42% del territorio cisgiordano, è un freno, afferma la Banca mondiale, allo sviluppo economico del territorio. Per avviluppare un’economia adeguata, i palestinesi dovrebbero avere accesso all'”area C” sotto controllo israeliano  così come previsto dai trattati di pace interinali. L’Onu ha dichiarar illegali gli insediamenti cisgiordani, fato condannato da Israele che ha fondato 120 insediamenti dal 1967. Le previsioni del Pil cisgiordano sono al ribasso: dal 5’9% del 2011 al 5,6% del 2012.