PAKISTAN. La Cina vuole mettere la sua sicurezza lungo il Cpec

121

La Cina vuole una propria compagnia di sicurezza per sorvegliare i suoi cittadini e i suoi beni in Pakistan, dopo i recenti attacchi contro i suoi interessi. Secondo Nikkei Asia, Islamabad ha negato la richiesta, ma si ritiene che Pechino continuerà a spingere per un accordo di questo tipo.

Il Pakistan è un avamposto strategico fondamentale per la Cina e uno dei principali destinatari di finanziamenti nell’ambito della Belt and Road Initiative di Pechino ma i disordini e il sentimento anticinese stanno preoccupando il governo cinese.

All’inizio di questo mese, il ministero cinese della Sicurezza di Stato avrebbe chiesto al Pakistan di consentire a una società di sicurezza cinese di operare nel Paese sud-asiatico. Il ministero degli Interni pakistano, tuttavia, si è opposto e ha assicurato che le forze di sicurezza pakistane sono in grado di proteggere i cittadini e i beni cinesi in Pakistan.

Inoltre, Pechino ha cercato di introdurre la propria sicurezza da quando 10 cinesi sono stati uccisi l’anno scorso in un attacco a un autobus nella città settentrionale di Dasu. L’attacco di quest’anno agli istruttori cinesi dell’Istituto Confucio di Karachi «ha ulteriormente spinto i cinesi a chiedere al Pakistan di autorizzare le operazioni delle società di sicurezza cinesi».

Quando il nuovo ministro degli Esteri pakistano Bilawal Bhutto Zardari ha visitato la Cina a maggio, le due parti hanno rilasciato una dichiarazione in cui si affermava che «la Cina apprezza l’impegno del Pakistan per la sicurezza e l’incolumità dei cittadini cinesi» e che avrebbero «rafforzato ulteriormente la cooperazione in materia di antiterrorismo e sicurezza», secondo il ministero degli Esteri di Pechino.

La proposta di permettere al personale di sicurezza cinese di operare in territorio pakistano è già stata avanzata in passato. Ahsan Iqbal, ministro della Pianificazione del Pakistan e responsabile del progetto infrastrutturale del Corridoio economico Cina-Pakistan (CPEC), ha dichiarato ai media locali nel 2016:«Ci possono essere tensioni tra le compagnie di sicurezza cinesi e la popolazione locale. È preferibile che il personale e le agenzie di sicurezza pakistane si occupino dei problemi di sicurezza locali, per non creare conflitti tra la Cina e la popolazione locale».

La Cina ha più di 5.000 compagnie di sicurezza private, 20 delle quali operano a livello internazionale, secondo report Guardians of the Belt and Road pubblicato dal Mercator Institute for China Studies, un think tank tedesco.

Secondo gli esperti, Islamabad ha concesso a Pechino un ampio margine di manovra per operare in Pakistan. Ma la presenza di forze di sicurezza cinesi, anche se apparentemente appaltatori privati, sembra essere una linea rossa. James Dorsey, senior fellow presso la S. Rajaratnam School of International Studies di Singapore, ha affermato che il risentimento nei confronti della Cina aumenterebbe se le compagnie di sicurezza cinesi iniziassero a sorvegliare gli interessi cinesi. Ciò è particolarmente vero nel Balochistan, dove il sentimento anticinese è già molto forte. Gli insorti baloch vedono la Cina colonizzare il Balochistan e sfruttare le sue risorse per il Corridoio economico Cina-Pakistan, come viene chiamata la sezione pakistana della Belt and Road, temendo che il loro popolo finisca per diventare una minoranza nella loro stessa regione.

Le preoccupazioni della Cina per la popolazione pakistana siano reali. “Gli interessi cinesi sono stati attaccati dagli insorti baloch nel sud e dai talebani pakistani nel nord, e questo ha naturalmente portato a non avere fiducia nella sicurezza pakistana”, ha detto.

Le compagnie di sicurezza private cinesi sono già attive in Asia centrale e in Africa, ha suggerito che la Cina vuole replicare questo modello in Pakistan.

Una preoccupazione sollevata dal funzionario della società di consulenza sulla sicurezza è che Pechino possa ad un certo punto insistere sulla presenza di società di sicurezza cinesi prima di offrire ulteriori finanziamenti.

Il Pakistan è in crisi economica e ha un disperato bisogno di investimenti cinesi e di altri aiuti. Non può permettersi di mettere a repentaglio i legami con Pechino. Venerdì scorso, il Pakistan ha dichiarato di aver ricevuto 2,3 miliardi di dollari da un consorzio di finanziatori cinesi per aiutarlo a rimpinguare le sue riserve estere in diminuzione.

Lucia Giannini