PAKISTAN. I nuovi missili ipersonici aprono il mercato saudita alle armi cinesi 

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Il nuovo missile pakistano Fatah-3 potrebbe segnare l’emergere di Islamabad come principale fattore cinese nella “guerra” convenzionale dal Kashmir al Golfo Persico.

Questo mese, il Pakistan ha presentato pubblicamente il missile da crociera supersonico Fatah-3 tramite il Comando delle Forze Missilistiche dell’Esercito: primo missile da crociera supersonico operativo del Paese e significativo cambiamento nell’equilibrio della deterrenza convenzionale nell’Asia meridionale, riporta AT.

Probabile derivato locale del missile cinese HD-1 sviluppato da Guangdong Hongda, il sistema mobile su strada a doppio contenitore raggiunge velocità comprese tra Mach 2,5 e 4, trasporta una testata da 240-400 chilogrammi e ha una gittata di circa 290-450 chilometri, consentendo missioni sia di attacco terrestre che antinave, utilizzando profili di volo che prevedono traiettorie a bassa quota e a pelo d’acqua.

La velocità supersonica e l’approccio a bassa quota del missile riducono drasticamente i tempi di intercettazione per i sistemi di difesa aerea, complicando il tracciamento radar e le risposte difensive a più livelli contro infrastrutture fisse, obiettivi navali e mezzi mobili sul campo di battaglia.

La presentazione del missile da parte del Pakistan, insieme a sistemi anti-UAV e a sistemi di fuoco a lungo raggio, riflette un più ampio cambiamento dottrinale verso una guerra di precisione distribuita e resiliente al di sotto della soglia nucleare, sottolineando al contempo l’intensificarsi della cooperazione missilistica tra Cina e Pakistan.

Il Fatah-3 sfida inoltre direttamente il vantaggio dell’India nei sistemi di attacco supersonici, basato sul missile russo-indiano BrahMos, riducendo uno dei principali vantaggi dell’India nella guerra convenzionale regionale.

La presentazione del missile Fatah-3 da parte del Pakistan solleva interrogativi su come un sistema di attacco supersonico legato alla Cina potrebbe rimodellare le dinamiche di controforza convenzionale nell’Asia meridionale contro l’India, espandendo al contempo l’influenza della difesa cinese e la proliferazione missilistica in Medio Oriente.

Il cinese HD-1 e il BrahMos occupano una nicchia simile nel segmento dei missili antinave supersonici, ma differiscono nelle priorità di progettazione: laddove l’HD-1 privilegia l’economicità, il peso ridotto e l’efficienza del carburante; il BrahMos punta sulla potenza d’attacco cinetica, sulla capacità di impiego su diverse piattaforme, sulle caratteristiche stealth, su un sistema INS/GPS avanzato e sulla guida radar attiva/passiva, su opzioni di carico utile più pesanti e su una gittata maggiore, compresa tra 300 e 500 chilometri a seconda della variante.

A livello operativo, il Fatah-3 potrebbe fornire al Pakistan una capacità di attacco di precisione convenzionale simile, mirata alle infrastrutture strategiche dell’India, rimanendo al di sotto della soglia nucleare.

Il Fatah-3 potrebbe fornire al Pakistan ulteriore flessibilità nella sua risposta asimmetrica contro l’India.

Il missile pakistano aggiunge un ulteriore livello tra il conflitto sub-convenzionale e quello convenzionale – il “conflitto pre-convenzionale” – che prevede attacchi missilistici, con razzi e droni, mirati e a distanza, per compensare la superiorità convenzionale dell’India, rimanendo al di sotto della soglia della guerra nucleare.

Oltre a fornire al Pakistan una potenziale controffensiva convenzionale contro l’arsenale nucleare indiano, il Fatah-3 potrebbe consentire alla Cina di aumentare indirettamente la propria influenza in Medio Oriente attraverso la vendita di armi.

Stando a Reuters, Pakistan e Arabia Saudita starebbero discutendo la conversione di circa 2 miliardi di dollari di prestiti sauditi in acquisizioni di JF-17, una mossa che potrebbe avvantaggiare direttamente gli esportatori cinesi del settore della difesa. Oltre alle possibili acquisizioni di JF-17 dal Pakistan, l’Arabia Saudita potrebbe prendere in considerazione il missile Fatah-3 per il suo programma di potenziamento missilistico, con il Pakistan che fungerebbe da intermediario tra Cina e Arabia Saudita.

Luigi Medici 

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