Orrore Afghanistan di Farhad Bitani

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Per capire quanto è difficile la situazione in Afghanistan basta osservare con quanta fretta le ambasciate stanno sgomberando da Kabul, dopo che i talebani rivendicano la presa di Kandahar e di Herat e ora puntano su Kabul. 

Un vecchio detto afgano afferma che chi prende Kandahar controlla l’Afghanistan e così sarà se la comunità internazionale non interviene. Di seguito riportiamo un brano del blog di Farhad Bitani, (https://www.farhadbitani.com/blog) in cui, da afgano, racconta i momenti di terrore e panico che la popolazione, lontana dalle istanze talebane, sta vivendo. 

I media non sanno cos’è l’Inferno. Troppe falsità e ipocrisie sull’ Afghanistan. Adesso parlo io del mio paese.

Basta con la propaganda mediatica, ora parlo io del paese dove sono cresciuto.

La situazione in Afghanistan è terribile, atroce, e nessun popolo del mondo può davvero rendersi conto di cosa stia accadendo in queste ore. Tutto quello che sappiamo arriva dai media, viene filtrato, riportato senza garanzie di verità. La maggior parte delle emittenti non possiede inviati che possano raccontare la verità in presa diretta. Che poi, qual è la verità?

Ma vi assicuro che le notizie che giungono a me sono (purtroppo) tutte vere e mi arrivano in tempo reale. In questo momento ho tantissimi conoscenti, amici cari e parenti che sono a in Afghanistan a combattere per la propria vita contro gli i talebani. E li sento quotidianamente. Mi riportano ormai da giorni quello che da tempo temevo sarebbe accaduto. Potevo esserci anche io lì, a combattere i talebani in prima persona. Lo penso tutte le volte che arriva una chiamata da Kabul. Chi conosco sta letteralmente combattendo in prima linea. È una guerra maledetta, un genocidio. Ma soprattutto, è un fallimento senza precedenti.

Non uso giri di parole quando vi dico che i talebani stanno riconquistando l’Afghanistan grazie alla strategia americana. Gli USA hanno perso la guerra e sanno perfettamente che i talebani non sono cambiati. Non sono diventati paladini della democrazia.  Sono sempre stati criminali e lo rimarranno per sempre.  E lo sapevano anche quando hanno montato la farsa dei dialoghi di pace, facendo accordi falsi in Qatar. In realtà i talebani non hanno mai potuto decidere per se stessi, perché anche loro sono usati e armati da altri paesi. Sono i burattini del Pakistan e dell’Arabia Saudita.  Gli americani non volevano uscire come perdenti. Non volevano deludere l’occidente dall’ennesimo sogno americano.  Non volevano essere visti come i nuovi russi. Così hanno fatto una finta propaganda per uscirne a testa alta. Ma sapevano cosa avrebbero lasciato: un governo instabile che non ce l’avrebbe mai fatta da solo. Non ancora, era troppo presto. Il governo è debole perché è appoggiato da una falsa democrazia. All’interno persone troppo giovani, non adeguatamente preparate ad incarichi importanti, per non parlare della quantità di raccomandati e corrotti anche all’interno del governo stesso. In quale democrazia una persona che diventa ambasciatore o assume altri ruoli importanti viene appoggiato da gruppi criminali? Ma in Afghanistan accade proprio questo.  E non c’è da stupirsi nel vedere con quanta facilità i talebani riescano a conquistare città dopo città. Come può accadere? Accade perché anche all’interno dell’esercito sono presenti persone corrotte che collaborano con i talebani stessi. Il nemico è in casa, sempre. Senza gli aiuti internazionali l’Afghanistan è destinato a tornare nelle mani del gruppo di studenti più potente di tutti i tempi. E tutti gli altri? In questa scacchiera gli altri stati seguono ciò che fa l’America. E se gli USA escono dai giochi, non si gioca più. L’esercito non riesce contenere questa avanzata perché ci sono anche forti lacune nella formazione e nella preparazione dei soldati. Sono rimasti indietro, non sono adeguatamente addestrati come gli altri. Gli hanno messo delle armi in mano pensando che bastasse. Questa volta la vittoria dei talebani è servita su un piatto d’argento. Ma come sempre chi ne farà le spese sarà il popolo: i mujaheddin ricchi scappano dall’Afghanistan facilmente, se ne guardano bene dal restare dove arriva la morte. Per loro basta un aereo ben pagato. E le donne, i bambini che restano lì? Già, perché tra le macerie e le guerriglie c’è anche chi fino a qualche mese fa cercava di andare a scuola, con quella cartella comprata dalle organizzazioni internazionali che ora hanno cambiato la home page dei propri siti web: non c’è più la veduta di Kabul ma quella di un altro paese, magari in Africa, meno complicato da aiutare.  

Questa volta la vittoria dei talebani è stata servita su un piatto d’argento, ben preparato dall’occidente qualche mese fa in Qatar, da chi voleva far credere che con il diavolo si può scendere a compromessi. Forse c’è da chiedersi chi siano in diavoli. Cosa resta di questi vent’anni? Niente. Forse solo quella cartella per la scuola sporca di sangue, il simbolo del più grande fallimento della democrazia, ormai buttata per la strada. Non c’è futuro per chi non può studiare e non c’è studio per chi non ha futuro. 

Farhad Bitani

Graziella Giangiulio