OPEN BALKAN. Accordo su un task force per la condivisione del surplus di energia

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Anche nei Balcani, la sicurezza energetica è al centro delle agende politiche dei governi locali, tanto da imporsi sulle continue dispute regionali. Da settimane vanno avanti le trattative sulla cooperazione in campo energetico, questione essenziale per la Serbia che non ha sbocchi sul mare, e che deve rivolgersi all’Albania per rifornirsi di gnl e petrolio.

Il tema è stato al centro dell’incontro del 2 settembre tra i leader di Serbia, Albania e Macedonia del Nord, i paesi che promuovono il tentativo di iniziativa di cooperazione regionale Open Balkan.

Proprio nel corso del vertice di inizio settembre, i rappresentanti di Belgrado e Tirana hanno firmato un memorandum sulla cooperazione bilaterale in materia: la Serbia intende continuare a investire per un nuovo rigassificatore a largo delle coste albanesi. L’intesa comunque prevede anche la promozione di investimenti comuni per intensificare l’utilizzo di fonti rinnovabili.

Ma il principale obiettivo raggiunto nel corso del summit tra i leader di Open Balkan riguarda un accordo sulla condivisione del surplus di energia da parte dei tre paesi. Questo passo avanti interessa soprattutto al premier albanese Edi Rama: il sistema energetico dell’Albania dipende soprattutto dalle centrali idroelettriche locali, che non garantiscono un approvvigionamento costante. Già nell’ottobre 2021, Tirana si ritrovò a dover dichiarare crisi energetica; con lo scenario che si prospetta per i prossimi mesi anche per i partner europei, Rama non può permettersi una situazione simile a quella di un anno fa, e deve assicurarsi delle alternative. Per questo all’Albania ora conviene rivolgersi alla vicina Serbia, che dipende dalle importazioni di gas russo e che non intende adottare sanzioni economiche contro Mosca.

Al termine del vertice, Edi Rama ha comunque ribadito che i tre paesi ora attendono anche il supporto finanziario di Bruxelles per far fronte alle difficoltà dei prossimi mesi: «Spero che l’Unione europea non abbia lo stesso atteggiamento che ha avuto durante la pandemia di Covid-19, quando i Balcani occidentali hanno dovuto rivolgersi a Russia, Cina e Turchia». La crisi energetica dei prossimi mesi metterà in discussione il ruolo dell’Ue in area balcanica.

Carlo Comensoli