Brent a 70 dollari?

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AUSTRIA – Vienna 19/11/2014. Secondo una analisi della britannica Capital Economics, anche se l’Opec tagliasse pesantemente la sua produzione nella prossima riunione, prevista per il 27 novembre, non riuscirebbe a tenere a freno il crollo del prezzo.

Secondo l’ente britannico, qualsiasi taglio sarà semplicemente una risposta alla minore domanda di petrolio rivolta al gruppo, piuttosto che un serio tentativo di far salire i prezzi. Tra le ragioni dell’Opec, che continua a essere ottimista sulla questione, la caduta dei prezzi del petrolio non è sostenibile nel lungo periodo e quindi non dovrebbe durare a lungo. Anche se il prezzo del petrolio attuale è inferiore a quello necessario per equilibrare il bilancio di molti paesi membri, quelli del Golfo sono ancora in vantaggio. In effetti, l’Opec produce circa 31 milioni di barili al giorno, rispetto all’obiettivo fissato di 30 milioni.
Nonostante il recente calo dei prezzi, la produzione non-Opec dovrebbe aumentare ulteriormente; infatti, solo uno dei primi cinque produttori mondiali di petrolio è un membro Opec. L’aumento dell’offerta non-Opec, secondo gli analisti britannici, eroderebbe ulteriormente il controllo del cartello sulle forniture globali e sui prezzi. Nel complesso, gli analisti di Capital Economics non ritengono che il cartello viennese sia in grado di evitare che il prezzo di un barile di Brent arrivi a 70 dollari entro la fine del 2016, dato inferiore alla zona di comfort attuale dell’Opec; secondo l’ente britannico, il prezzo medio per il Brent e Wti (West Texas Intermediate) sarà di 75 dollari al barile nel 2015 e di 70 dollari nel 2016.