“Oil for loans” tra Mosca e Pechino

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RUSSIA – Mosca. La Rosneft sta cercando di prendere in prestito fino a 30 miliardi di dollari dalla Cina in cambio di forniture di petrolio equivalenti o persino raddoppiate, facendo di Pechino il più grande consumatore di petrolio russo e deviando in questo modo le forniture dell’Europa.

Rosneft sarebbe in trattative con Cnpc, azienda cinese di Stato per i prestiti, eco di un accordo da 25 miliardi di dollari tra le due società siglato dieci anni fa. Allora, Rosneft e Transneft presero in prestito denaro per aiutare Rosneft ad acquisire le attività nazionalizzate di Yukos, convenendo di costruire un oleodotto che fornisse alla Cina 300mila  barili al giorno per 15 anni. Questa volta, Rosneft vuole prendere in prestito il denaro poiché sarebbe prossima a completare l’acquisto per 55 miliardi dollari della rivale Tnk-Bp per diventare il più grande produttore, quotato, di petrolio al mondo. La compagnia petrolifera leader in Russia, controllata dal Cremlino, in ultima analisi, starebbe prendendo in considerazione il raddoppio delle forniture alla Cina. Il primo accordo tra le due società collegò direttamente per la prima volta il più grande produttore mondiale di energia e il più grande consumatore.

Il secondo accordo è arrivato dopo una serie di controversie energetiche tra la Russia e i suoi vicini sulle forniture di gas e petrolio all’Europa. Il presidente russo Vladimir Putin ha reagito dicendo che Mosca avrebbe dirottato più energia verso l’Asia. Da allora la Russia ha aumentato costantemente le esportazioni di greggio verso l’Asia a scapito delle consegne verso l’Europa con una serie di flussi ammontanti a circa il 15 per cento delle esportazioni di petrolio russo tramite oleodotti verso la Cina e verso la costa del Pacifico. Se raddoppiassero quelle verso la Cina, la quota delle esportazioni russe verso l’Asia sarà pari a oltre un quinto delle esportazioni complessive del più grande produttore di petrolio al mondo e del secondo esportatore dopo l’Arabia Saudita. Le relazioni energetiche tra Mosca e Pechino hanno un passato complicato che origina dalle dispute sulle tariffe di trasporto del petrolio lungo la struttura di trasporto esistente.

La disputa si è risolta dopo che la Russia ha deciso di applicare uno sconto sulle forniture. Il direttore della Transneft, Nikolai Tokarev, ha detto che le consegne in Cina sarebbero aumentate nel corso del tempo. «Siamo Paesi vicini e abbiamo bisogno di sviluppare i legami reciproci, soprattutto considerando che la Cina ha un deficit pazzesco di petrolio», ha detto Tokarev al quotidiano economico Kommersant. Trovare le risorse petrolifere necessarie per  il raddoppio, comunque, sarà impegnativo in quanto la Russia è a molti anni di distanza da un nuovo aumento della produzione in Siberia orientale, la regione più vicina alla Cina. Qualunque sia l’approccio per reperire nuove fonti, il finanziamento è un problema urgente per Rosneft. La compagnia ha bisogno di prendere in prestito fino a 40 miliardi di dollari per completare l’acquisizione di Tnk-Bp. Finora è riuscita a coprire i suoi bisogni più immediati, mettendo insieme 10 miliardi di dollari di finanziamento da parte di Vitol e Glencore, ma ha bisogno anche di decine di miliardi di dollari per il lancio di enormi nuovi campi artici in Russia e di fondi per finanziare un programma  25 miliardi di dollari per l’ammodernamento delle raffinerie.