OCEANO PACIFICO. L’UNESCO studia i coralli incontaminati

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Nelle profondità del Pacifico del Sud, gli scienziati hanno esplorato un raro tratto di coralli incontaminati a forma di rosa al largo della costa di Tahiti. Si pensa che la barriera sia una delle più grandi trovate a tali profondità e sembra non essere stata toccata dal cambiamento climatico o dalle attività umane.

I coralli sembrano sani e non sono stati colpiti dallo sbiancamento nel 2019; va ricordato che i coralli sono piccoli animali che crescono e formano le barriere coralline negli oceani di tutto il mondo, riporta AP.

A livello globale, le barriere coralline sono state impoverite dalla pesca eccessiva e dall’inquinamento. Il cambiamento climatico sta anche danneggiando i coralli delicati – compresi quelli nelle aree vicine alla barriera appena scoperta – con gravi sbiancamenti causati da acque più calde. Tra il 2009 e il 2018, il 14% dei coralli del mondo è stato ucciso, secondo un rapporto del 2020 del Global Coral Reef Monitoring Project. La nuova barriera corallina, che si estende per 3 chilometri, è stata studiata l’anno scorso durante una spedizione subacquea sostenuta dall’Unesco. A differenza della maggior parte dei coralli mappati nel mondo, che si trovano in acque relativamente poco profonde, questa era più profonda, tra i 35 metri e i 70 metri.

Esplorare tali profondità rappresentava una sfida: più un subacqueo va in profondità, meno tempo può essere trascorso in sicurezza. Il team è stato equipaggiato con bombole speciali e ha fatto 200 ore di immersione per studiare la barriera, tra cui fotografie, misurazioni e campioni di corallo.

La recente eruzione vulcanica a Tonga, che ha scatenato onde di tsunami in tutto il Pacifico, non ha colpito la barriera al largo di Tahiti.

Si spera che la ricerca possa aiutare gli esperti a capire come la barriera abbia resistito al cambiamento climatico e alle pressioni umane, e quale ruolo questi coralli più profondi potrebbero giocare nell’ecosistema oceanico.

Maddalena Ingroia