Nell’Oceano Indiano vi sono ancora ai giorni nostri eredità coloniali irrisolte. Il Madagascar chiede alla Francia la restituzione delle isole “rubate”. Questa disputa è solo uno dei tanti conflitti territoriali persistenti tra le ex potenze coloniali e le loro ex colonie. Ad esempio, la Gran Bretagna ha formalmente restituito dopo oltre 50 anni l’Arcipelago di Chagos a Mauritius ma la base militare USA-UK di Diego Garcia rimane. Se le prime, sono meno conosciute ed hanno una rilevanza minore seppur particolarmente importante per la Francia in quanto rotta commerciale strategica e una potenziale miniera d’oro per petrolio e gas, l’isola di Diego Garcia riveste una rilevanza eccezionale, una preziosa gemma geopolitica, è un punto strategico centrale tra Africa, Medio Oriente e Asia, rappresenta la proiezione di potenza, una rampa di lancio per l’Indo-Pacifico, il Golfo Persico, ed il controllo di rotte marittime oltre che i chokepoints (punti di strozzatura) come lo Stretto di Malacca, Bab el-Mandeb e lo Stretto di Hormuz. Diego Garcia è un cardine della strategia di sicurezza occidentale nell’Oceano Indiano, assicurando agli Stati Uniti e ad UK la capacità di influenzare dinamiche militari, commerciali e politiche in un’area al centro di crescente competizione globale tra superpotenze per la supremazia marittima.
Il Madagascar ha rinnovato la sua rivendicazione sulle Isole Éparse (Îles Éparses – isole sparse), che la Francia detiene fin dall’epoca coloniale. La divisione avvenne nel 1960, poco prima dell’indipendenza del Madagascar, e da allora è rimasta un punto dolente. Persino l’ONU per ben due volte -nel 1979 e nel 1980- stabilì che le isole erano state illegalmente occupate, ma Parigi ignorò le risoluzioni sulla sovranità riconosciuta che invitava il governo francese a cedere le isole al Madagascar. I cinque lembi di terra (Europa, Bassas da India, Gloriose, Juan de Nova e Tromelin) praticamente disabitati vicino al Madagascar nel Canale del Mozambico, sono parte delle Terre Australi e Antartiche Francesi e Parigi mantiene una guarnigione militare di circa 15 militari su ciascuna delle isole. Tromelin è l’unica situata ad oltre 300 km ad est del Madagascar, in pieno Oceano Indiano, ed è contesa da Mauritius, mentre le Gloriose sono reclamate sia dalle Comore che dalle Seychelles oltre che ovviamente dal Madagascar. Lo scorso ottobre il presidente del Madagascar, Andry Rajoelina aveva affermato la volontà del suo paese di ottenere la restituzione delle Isole Éparses, richiesta malgascia che si è intensificata dopo che la Corte Internazionale di Giustizia ha ordinato nel 2019 alla Gran Bretagna di restituire l’arcipelago delle Chagos all’Isola di Mauritius. Oltre alla loro posizione strategica, le isole controllano risorse naturali di grande valore e sono note per essere ricche di risorse marine e potenzialmente minerarie che potrebbero contribuire allo sviluppo economico del Madagascar. Infatti, il principale oggetto di rivendicazioni territoriali è la Zona Economica Esclusiva (ZEE) francese che circonda le isole, che conferisce diritti esclusivi all’esplorazione mineraria e all’utilizzo delle risorse.
Differentemente, la Gran Bretagna ha raggiunto un accordo per cedere le Isole Chagos a Mauritius, riconoscendo a quest’ultimo la sovranità di un remoto ma strategicamente importante gruppo di isole nell’Oceano Indiano. Chagos faceva parte della stessa colonia britannica di Mauritius, ma nel 1965 il Regno Unito separò l’arcipelago in un’unità amministrativa distinta. Tre anni dopo, Mauritius ottenne l’indipendenza, ma Chagos rimase sotto il loro controllo. Tra queste, l’atollo tropicale di Diego Garcia, dove è situata una base militare britannica-statunitense utilizzata proprio dal governo statunitense per le sue navi militari e i suoi bombardieri a lungo raggio. Il Regno Unito ha dovuto affrontare crescenti pressioni internazionali per risolvere la questione, in particolare da parte delle Nazioni Unite e delle nazioni africane. Un accordo preliminare, che includeva anche un pacchetto di sostegno finanziario, era stato concordato nell’ottobre 2024 ma si è dovuto attendere maggio 2025 per la firma. L’intesa consente il diritto al ritorno per la popolazione chagossiana, composta oggi da circa 10.000 persone, costrette all’esilio decenni fa. Allo stesso tempo, Londra manterrà l’uso e la gestione per 99 anni della strategica base militare di Diego Garcia, un aspetto cruciale per raggiungere l’accordo in un contesto di crescenti tensioni geopolitiche nella regione che coinvolgono paesi occidentali, India e Cina. Tuttavia l’accordo per la base militare aveva suscitato proteste davanti al Parlamento britannico tra gli abitanti e residenti delle Isole Chagos in quanto sono rimasti incerti sulla loro possibilità di tornare a casa. Sostengono che un accordo recente abbia determinato il futuro della loro patria senza il loro coinvolgimento. Da ricordare che la Gran Bretagna ha espulso quasi 2.000 persone dalle isole negli anni ’60 e ’70 per far posto alla base militare che ha supportato azioni militari dal Vietnam alle due guerre in Iraq del 1991 e del 2003, passando per l’Afghanistan e nel bombardamento della Libia del 2011, fino alla Somalia ed oggigiorno è al centro dell’attenzione per la massiccia presenza di aerei e navi, considerando i conflitti in Medio Oriente.
Dagli Stati Uniti, invece, nonostante la sentenza della CIG a favore della sovranità di Mauritius l’ex Consigliere per la Sicurezza Nazionale Mike Waltz si era ripetutamente opposto alla cessione delle Isole Chagos, principalmente per il loro valore militare strategico. Gli Stati Uniti hanno investito fino a 10 miliardi di dollari per costruire e ammodernare Diego Garcia dagli anni ’70, con le sue strutture portuali in acque profonde in grado di stazionare, rifornire navi da guerra di qualsiasi dimensione, comprese le portaerei, e la sua pista principale lunga oltre 3.600 metri che ospita tutti i tipi di aerei, compresi i bombardieri strategici, come i B-52, in grado di colpire l’Iran o lo Yemen ed ospita fino a 2000 soldati statunitensi.
Sul finire del 2024 il cambio al vertice in Mauritius ha portato a delle preoccupazioni espresse dal neoeletto primo ministro mauriziano Navinchandra Ramgoolam, ma i funzionari britannici hanno minimizzato descrivendo i negoziati in corso come una routine a seguito dei cambi di leadership. Ad inizio aprile il presidente statunitense Trump ha approvato la cessione dell’Arcipelago, con gli Stati Uniti che hanno quindi firmato il trasferimento della sovranità britannica. La svolta è giunta il 23 maggio con la firma, da parte del primo ministro britannico Keir Starmer, dell’accordo per la restituzione delle Isole Chagos a Mauritius. Però come riporta il The Telegraph la Gran Bretagna è obbligata a informare Mauritius di eventuali attacchi all’Iran che partono da Diego Garcia.
Reazioni immediate alla firma sono arrivate da un altro Oceano quello Atlantico dove l’Argentina accoglie con favore l’accordo tra Regno Unito e Mauritius sull’Arcipelago di Chagos, sottolineando l’esempio di come le controversie territoriali possano essere risolte pacificamente e sollecita progressi sulle Falkland (Isole Malvinas), con il governo che ha ribadito la sua volontà di avviare un dialogo serio e concreto con il Regno Unito per trovare una soluzione definitiva alla vicenda esortando a riprendere i negoziati sulla sovranità, in linea con il diritto internazionale. La questione della sovranità delle isole è tornata alla ribalta dopo l’insediamento del presidente Javier Milei in Argentina, che ha dichiarato che avrebbe perseguito la loro restituzione per via diplomatica.
Paolo Romano
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