NUOVA ZELANDA. Risorge Aotearoa

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La Nuova Zelanda torni a chiamarsi Aotearoa. È questa la richiesta, come riporta la CNN, promossa dal Partito maori al Parlamento di Wellington per ripristinare l’antico nome polinesiano al posto di Nuova Zelanda e, entro 5 anni, dei nomi di tutte le sue città.

I promotori della petizione i leader del partito maori, Rawiei Waititi e Debbie Ngarewa-Packer, sostengono che il nome Aotearoa, che in lingua maori significa Terra della nuvola bianca, sia un nome in grado di unificare la nazione, rispetto al nome attuale, Nuova Zelanda, di origine olandese e a loro avviso di retaggio coloniale.

Il nome attuale, Nuova Zelanda, «terra del mare» venne dato all’isola dai primi coloni olandesi che la chiamarono Nuova, per distinguerla dalla vecchia Zelanda, la provincia più occidentale dei Paesi Bassi, formata pure lei da isole.

Il termine Aotearoa è ampiamente diffuso nella popolazione come riconosciuto mesi fa dalla premier Jacinda Ardern, affermando tuttavia che il cambio del nome del Paese non è nell’agenda del governo.

Chi si oppone fortemente alla petizione è la destra neozelandese, forte del fatto che ad oggi solo il 15% della popolazione si dichiara membro del gruppo etnico maori, e che sempre in questo gruppo, solo 1 su 5 riesce oggi ad avere una conversazione in lingua nativa, una percentuale che inoltre è in continua discesa.

La petizione, tuttavia, non va banalizzata: negli ultimi tempi la Nuova Zelanda sembra assistere ad una rinascita delle sue radici culturali.

A febbraio, infatti, il paese ha riconosciuto il Matariki, il Capodanno maori, come festa nazionale, inoltre sempre più espressioni maori entrano a far parte del linguaggio comune del Paese.

Va infine segnalato che la petizione, che in poche ore ha raccolto 5 mila firme in un Paese abitato da neanche 5 milioni di persone, arriva a 49 anni da un’altra importante petizione: quella presentata in Parlamento per rendere il maori una delle lingue nazionali della Nuova Zelanda

Salvatore Nicoletta