Morsi minaccia l’Etiopia per l’acqua

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EGITTO – Il Cairo. 13/06/13. Continua la guerra dell’acqua tra Egitto e Etiopia. Il presidente egiziano Mohammed Mursi martedì scorso, ha avvertito che: «Tutte le opzioni sono aperte» nel confronto con il progetto etiope di costruire una diga sul Nilo Azzurro.

 

«Confermo che tutte le opzioni sono aperte per affrontare questo tema», ha riferito Mursi a un centinaio di suoi sostenitori  in una conferenza sul tema. E poi ha aggiunto che: «Se un sola goccia di il Nilo va sprecata, il nostro sangue sarà l’alternativa». La preoccupazione egiziana è che la costruzione della diga possa togliere acqua all’Egitto. 

«Noi non siamo guerrafondai, ma non permetteremo mai a nessuno di minacciare la nostra sicurezza», ha continuato Morsi. L’Egitto, secondo un consigliere di Morsi, avrebbe chiesto all’Etiopia di fermare la costruzione della diga. 

Il ministro degli Esteri Mohammed Kamel Amr si recherà in Etiopia «nei prossimi giorni» per «presentare il punto di vista egiziano» del primo ministro Hisham Qandil. «L’acqua è una questione di vita o di morte per il popolo egiziano. L’acqua è una questione di sicurezza nazionale», ha aggiunto Qandil.

L’Etiopia ha iniziato deviare il Nilo Azzurro a circa 500 metri dal suo corso naturale per costruire la diga. Deviazione non gradita all’Egitto che si è sempre opposta a qualsiasi progetto che ha colpito il fiume a valle. 

Il Nilo Azzurro si unisce al Nilo Bianco nella capitale sudanese Khartoum per formare il Nilo, che scorre poi attraverso l’Egitto. Il Cairo sostiene che i suoi “diritti storici” al Nilo sono garantiti da due trattati siglati tra il 1929 e il 1959, trattati secondo cui l’87 per cento del flusso del Nilo è di diritto egiziano cosa che consente a Morsi di porre il veto su progetti a monte. Ma c’è un nuovo accordo, firmato nel 2010, da altri Paesi del bacino del Nilo, tra cui l’Etiopia, che permette loro di lavorare su progetti del fiume senza previo accordo di Il Cairo.

L’Etiopia, da canto suo, ha risposto alle minacce egiziane di un’azione militare defienndole «guerra psicologica». Dina Mufti, il portavoce del ministero degli Esteri dell’Etiopia, ha detto che il suo paese non è intimidito dalla guerra psicologica del Cairo e «non fermerà la costruzione della diga».