NAZIONI UNITE. Moratoria sulle tecnologie di sorveglianza 

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Le Nazioni Unite, chiedono agli Stati parte di adottare una moratoria sulla vendita di tecnologie di sorveglianza atte a divenire pericolose per la vita delle persone, come lo Spyware Pegasus della israeliana NSO a dare  the register.

Un gruppo di otto esperti delle Nazioni Unite che fanno parte dell’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite sui diritti umani, vedi sito, ohchr.org, hanno messo in guardia sulle implicazioni che spyware come Pegasus – progettato per motivi di sicurezza nazionale, ed usato per tracciare dissidenti politici, media e altre persone ritenute pericolose da alcuni Governi in tutto il mondo – possano avere sulla vita delle persone. 

Gli esperti chiedono al gruppo NSO, proprietaria di Pegasus, di rivelare alle Nazioni Unite se sono mai state condotte due diligence significative sui diritti umani in linea con quanto stabilito dai Principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani e nel caso pubblicare integralmente i risultati delle indagini interne intraprese. 

La stessa richiesta è stata fatta al Governo di Israele, dove ha sede NSO, chiedendo a quest’ultimo se ha mai intrapreso qualche esame sulle esportazioni del gruppo NSO. 

La dichiarazione delle Nazioni Unite non cita altri fornitori o Stati, tuttavia chiede alla Comunità Internazionale di instaurare un solido quadro normativo atto a mitigare, prevenire e correggere le esternalità negative che i software di sorveglianza possono avere sui diritti umani, inoltre in attesa della stesura di questo quadro si chiede all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite di imporre una moratoria sulla vendita e sul trasferimento di tecnologie di sorveglianza informatica.

Nonostante il lodevole intento, sembra davvero difficile che i suggerimenti degli esperti vengano accolti dagli Stati. La guerra cibernetica è divenuta ormai centrale tra le priorità difensive dei governi, inoltre la gestione di dati e metadati è ormai considerato come l’oro del terzo millennio.

Benché si stiano intensificando gli sforzi atti a sviluppare delle normative in grado di regolare la tecnologia dell’informazione, molte di queste stanno prendendo la forma di linee guida quindi giuridicamente non vincolanti per gli Stati, i quali tra l’altro possono usare gruppi o agenzie non direttamente collegate con l’autorità statale per l’uso e lo sfruttamento di tali tecnologie. Normative del genere potranno forse mitigare altri casi come quello NSO, ma difficilmente potranno fermare la corsa alla cybersorveglianza degli stati.

Salvatore Nicoletta