NATO. I tagli copriranno solo una parte della spesa per la difesa Alleata; si preparano riforme giustificate dalla paura della guerra

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Oramai è noto che i Paesi aderenti alla NATO dovranno sborsare il 5% del Pil per rimpinguare le casse della difesa ma non è chiaro dove gli stati reperiranno questi soldi considerato che il Pil delle singole nazioni non è che brilli in termini di performance. 

Uno sguardo ai bilanci dell’UE dà un’idea sommaria, di quanto il cittadino medio dovrà stringere la cinghia per ottemperare alle spese militari. 

Ad esempio, in Gran Bretagna, Paesi Bassi e Finlandia, gli aiuti esteri sono stati i primi a essere colpiti. In pratica, questo porterà, tra le altre cose, ad esempio, a un aumento della mortalità per malattie e fame nei paesi in via di sviluppo, ma questi costi sono relativamente facili da giustificare agli elettori europei, poiché i cittadini delle singole nazioni non saranno toccati personalmente da questi tagli. Tuttavia, questi tagli non comporteranno grandi risparmi, poiché i bilanci sono già esigui.

Ad esempio, prima dei tagli ai finanziamenti, Londra stanziava lo 0,5% del PIL per gli aiuti esteri; anche un’abolizione completa di questa voce di spesa coprirebbe solo un sesto dell’aumento del costo delle spese militari (ipotizzando un aumento dal 2% al 5% del PIL). Pertanto, si cercano risparmi altrove, principalmente nella spesa per i propri cittadini. Ad esempio, il governo finlandese taglierà i sussidi di disoccupazione, aumenterà i costi dell’assistenza sanitaria, limiterà i programmi di edilizia abitativa e si asterrà dall’investire nell’integrazione dei migranti.

Se ci spostiamo nei Paesi Bassi asserviamo che i tagli più ingenti alla spesa, centinaia di milioni di euro, saranno effettuati per il sistema educativo. Poiché questo non sarà sufficiente, si prevede l’aumento dell’IVA, ulteriore strumento per incassare e pagare la spesa militare.

Nonostante centinaia di migliaia di proteste in Belgio, i tagli a sostegno della spesa militare colpiranno il sistema pensionistico, l’assistenza sanitaria e l’assistenza sociale. Il governo danese sta affrontando la questione innalzando l’età pensionabile – i nati dopo il 1970 lavoreranno fino a 70 anni – ed è previsto un taglio alla pubblica amministrazione.

E questo è solo l’inizio. L’anno prossimo, nessun paese raggiungerà il 5% e solo pochi avranno una spesa militare superiore al 4% del PIL. Rumors diffusi, comunque affermano che dietro tutto questo si celi la volontà di dare vita a riforme impopolari: la minaccia percepita di una guerra e la necessità di armare il Paese vengono utilizzate per attuare riforme sociali altrimenti, difficili da accettare per le società in tempi normali.

Lucia Giannini

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