MYANMAR. Il golpe blocca i progetti infrastrutturali e spiazza la Cina

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Il golpe in Myanmar ha bloccato i grandi progetti infrastrutturali, rischiando di far deragliare i piani per lo sviluppo del paese. Uno di questi progetti è la zona economica speciale di Dawei, che si trova nella fascia meridionale del Myanmar al confine con la Thailandia e che dovrebbe ospitare un parco industriale e un porto, un’autostrada che collegherà il complesso di 200 chilometri quadrati cin l’esterno.

I diritti per sviluppare il progetto, un’iniziativa congiunta tra i governi di Myanmar e Thailandia, era stata inizialmente concessa a Italian-Thai Development, un gruppo di costruzioni con sede a Bangkok. Il Myanmar aveva notificato al gruppo a metà gennaio che aveva rescisso il contratto, per persistenti ritardi nei progressi.

La Thailandia e il Myanmar hanno pianificato di discutere il prossimo passo in avanti attraverso un comitato congiunto. Poi i militari di Myanmar hanno fatto il colpo di stato il 1° febbraio, che ha spinto la Thailandia a cambiare idea, fino a quando ci sarà un nuovo governo in Myanmar.

I militari di Myanmar hanno giustificato la presa del governo con le accuse di frode diffusa nelle elezioni generali dell’8 novembre, che sono state vinte in modo schiacciante dalla Lega Nazionale per la Democrazia, il partito di Aung San Suu Kyi. La giunta ha dichiarato lo stato di emergenza per un anno e si è impegnata a tenere un’altra elezione entro sei mesi dopo la revoca dell’ordine, ma i militari si riservano la possibilità di estendere lo stato di emergenza per un altro anno.

Questo significa che il progetto Dawei potrebbe essere ritardato di due anni e mezzo prima che un nuovo governo eletto arrivi al potere. Il ritardo potrebbe avere implicazioni per il governo giapponese, che ha accettato di collaborare al progetto, riporta Nikkei.

Sono in forse anche un parco industriale e una “città intelligente” a Yangon, la più grande città e capitale commerciale del paese, dopo che lo sviluppatore immobiliare thailandese Amata ha detto di aver sospeso gli investimenti. Il progetto da 1 miliardo di dollari è stato messo in cantiere a dicembre, ma il colpo di stato ha stravolto le prospettive.

Nel frattempo, il governo giapponese ha sospeso la nuova assistenza ufficiale allo sviluppo del Myanmar. Tokyo aveva esteso gli aiuti esteri alla precedente amministrazione guidata da Suu Kyi.

Il taglio dei nuovi aiuti potrebbe influenzare la prevista costruzione dell’aeroporto di Hanthawaddy, che servirà Yangon, poiché potrebbe essere raggruppato come uno dei nuovi progetti di aiuti esteri. Il Giappone non cesserà gli aiuti per i progetti in corso e il sostegno umanitario. Il Giappone ha speso 189,3 miliardi di yen per l’assistenza ufficiale allo sviluppo del Myanmar nell’anno fiscale 2019. A parte la Cina, che non rivela la sua assistenza, si stima che il Giappone sia stato il primo donatore quell’anno.

I fondi giapponesi sono stati indirizzati verso un progetto ferroviario che collega Yangon e Mandalay, le due maggiori città del Myanmar.

La risposta di Pechino al colpo di stato è importante: la Cina ha messo in funzione due oleodotti Sino-Myanmar che forniscono petrolio e gas naturale dai termini dell’Oceano Indiano. Gli oleodotti permettono alle petroliere dirette in Cina dal Medio Oriente e dall’Africa di evitare lo stretto di Malacca, dove l’esercito statunitense mantiene una forte presenza. Ci sono piani per sviluppare una strada e un collegamento ferroviario che collega la Cina meridionale e Kyaukpyu, città costiera in Myanmar che serve come punto finale per la rete di condotte. Kyaukpyu è anche una zona economica speciale. Le imprese cinesi che detengono i diritti di sviluppo cercano di costruire un porto di acque profonde, un parco industriale e abitazioni.

L’intero progetto dovrebbe essere completato in 20-30 anni.

La Cina sembrerebbe essere stata presa alla sprovvista dal golpe: Pechino aveva costruito legami amichevoli sia con i militari del Myanmar che con l’amministrazione di Suu Kyi e preferirebbe non vedere un Myanmar destabilizzato che attira le sanzioni dell’Occidente; d’altro canto continuare a sostenere il Myanmar metterebbe la Cina in una posizione imbarazzante, poiché sembrerebbe che stia sostenendo la giunta.

Antonio Albanese