MYANMAR. Facebook bloccato dai golpisti

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Il nuovo governo militare del Myanmar ha bloccato l’accesso a Facebook, mentre la resistenza al colpo di stato di lunedì 1 febbraio è aumentata tra gli appelli alla disobbedienza civile per protestare contro la cacciata del governo eletto e del suo leader, Aung San Suu Kyi. Facebook è particolarmente popolare in Myanmar ed è il modo in cui la maggior parte delle persone utilizza internet. Secondo l’opinione pubblica, il blocco rappresenta un vero e proprio attentato alla democrazia, ed è per questa ragione che la popolazione è scesa in piazza a protestare.

Gli utenti di Facebook hanno detto che le interruzioni del servizio sono iniziate nella tarda notte di mercoledì: «I fornitori di telecomunicazioni in Myanmar hanno ricevuto l’ordine di bloccare temporaneamente Facebook. Esortiamo le autorità a ripristinare la connessione in modo che le persone in Myanmar possano comunicare con la famiglia e gli amici e accedere a informazioni importanti», ha detto Facebook in una dichiarazione ripresa da Pbs.

Nel 2018, Facebook ha rimosso diversi account legati ai militari del Myanmar, tra cui quello del generale Min Aung Hlaing, l’ufficiale che ha guidato il colpo di stato di questa settimana, a seguito di denunce che sembravano alimentare l’odio verso la minoranza musulmana Rohingya del paese. I militari hanno preso il potere poco prima che una nuova sessione del Parlamento si riunisse e hanno arrestato Suu Kyi, e altri politici di spicco, ripota Pbs. Suu Kyi ha spiegato di aver agito così perché il governo si era rifiutato di affrontare le sue denunce secondo cui le elezioni generali dello scorso novembre, a cui il partito di Suu Kyi aveva partecipato ottenendo una vittoria schiacciante, erano state inficiate da diffuse irregolarità di voto. La commissione elettorale statale ha respinto le accuse.

Circa 70 legislatori recentemente eletti hanno sfidato il nuovo governo militare, convocando una riunione simbolica del Parlamento a cui è stato impedito di aprire. Hanno firmato il loro giuramento in una pensione governativa nella capitale, Naypyitaw, dove circa 400 di loro sono stati detenuti all’indomani della presa del potere. Da allora è stato detto loro che possono tornare ai loro distretti di origine.

La convocazione non ufficiale era un gesto simbolico per affermare che loro, non i militari, sono i legittimi legislatori del paese. Alcuni hanno espresso la loro rabbia e la loro determinazione a resistere al colpo di stato mentre lasciavano la pensione. «Questo viola i diritti umani di tutta la cittadinanza. Questo non è un colpo di stato. Questo è un tradimento contro il governo. Voglio dire che questo è un tradimento di stato», ha detto Khin Soe Soe Kyi, un membro del partito della Lega Nazionale per la Democrazia di Suu Kyi.

I militari hanno dichiarato lo stato di emergenza per un anno e hanno messo tutti i poteri dello stato nelle mani della giunta, comprese le funzioni legislative. Ha detto che alla fine di questo periodo convocherà un’elezione e consegnerà il potere al vincitore.

A Yangon, la più grande città del paese, sono apparsi graffiti contro il colpo di stato, con lo slogan “Non vogliamo la dittatura” scritti su un muro in una strada trafficata. A Mandalay, una città nota per la sua politica attivista, una protesta animata di circa 20 persone davanti all’Università di Medicina è stata interrotta dalla polizia. Tre persone sono state arrestate.

Il personale medico ha dichiarato che non lavorerà per il governo militare. Gli operatori sanitari sono molto rispettati per il loro lavoro che stanno svolgendo durante la pandemia, che sta tassando il sistema sanitario pericolosamente inadeguato del paese.

Per una seconda notte il 3 febbraio, i residenti di Yangon hanno protestato rumorosamente, sbattendo pentole e padelle e suonando i clacson delle auto. Le proteste hanno fatto rivivere una canzone associata a una fallita rivolta del 1988 contro la dittatura militare. Il Myanmar è stato sotto il dominio militare per cinque decenni dopo un colpo di stato del 1962, e i cinque anni di Suu Kyi come leader sono stati il suo periodo più democratico da allora, nonostante il continuo uso di leggi repressive dell’era coloniale.

I video postati sui social media hanno mostrato personale medico e altri che cantavano “Kabar Makyay Bu” – o “Non saremo soddisfatti fino alla fine del mondo” – cantato al ritmo di “Dust in the Wind”, una canzone del 1977 del gruppo rock statunitense Kansas. Migliaia di persone a Naypyitaw si sono unite invece a una manifestazione a sostegno del colpo di stato militare il 4 febbraio, l’ultimo di una serie di eventi che mirano a proiettare un’immagine di accettazione popolare della presa di potere.

Suu Kyi rimane molto popolare. Il suo partito ha detto mercoledì che è stata accusata di possedere walkie-talkie importati illegalmente – che si crede siano usati dalle sue guardie del corpo – che sono stati trovati nella sua casa. L’accusa, che comporta una pena fino a tre anni di prigione, le permette di essere tenuta in custodia almeno fino al 15 febbraio. Il presidente spodestato Win Myint è detenuto con un’accusa separata. Si ritiene che Suu Kyi sia agli arresti domiciliari nella sua residenza.

Coraline Gangai