Mujahidin: Siria chiama Afghanistan

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SIRIA – Damasco 28/4/13. Nelle ultime settimane, un numero crescente di combattenti stranieri provenienti dal mondo arabo, dall’Europa e dall’Asia, si sono uniti nella lotta contro il regime di Bashar al-Assad.

Un gruppo armato di combattenti ceceni è stato il protagonista del rapimento di due vescovi della provincia siriana di Aleppo, mons. Boulos Yazigi e mons. Yohanna Ibrahim.

Secondo una serie di informazioni, non confermate però, jihadisti ceceni sono stati visti operare nei pressi del confine con la Turchia, e sono comparsi improvvisamente documenti jihadisti in lingua russa inneggianti alla guerra in Siria.

Il nome della formazione sarebbe Jaish Muhajirin Wa Anshar e non è formato solo da ceceni, anche se la maggior parte dei combattenti si identificano come ceceni e nei documenti compare un misto di russo e arabo.

Il gruppo utilizza armi di fabbricazione russa e dichiara che il loro «obiettivo è quello di stabilire la legge della Sharia, a Dio piacendo (…) Abbiamo 30 anni di storia in Afghanistan, Cecenia, Iraq, e i nostri obiettivi sono gli stessi», compare in un video del gruppo.

Secondo le stime del Ministero degli Esteri russo, ci sono tra i 600 e 6.000 combattenti in Siria provenienti dal Caucaso del Nord nei ranghi dei ribelli siriani. La cifra ufficiale però, secondo altri analisti, sarebbe molto più piccola.

Nel complesso il numero totale dei combattenti stranieri in Siria provenienti da Africa, Medio Oriente, Pakistan e Europa è aumentato dall’inizio del conflitto, anche se sono ancora una piccola percentuale del totale delle forze anti-Assad.

Come con la maggior parte dei combattenti stranieri, questi uomini si distinguono dai gruppi di opposizione siriani e anche dai movimenti jihadisti, e tendono ad avere un approccio duro rispetto agli altri.

Il presidente della Cecenia, Ramzan Kadyrov, ha detto che i combattenti ceceni in Siria «lottano per il denaro e non per un credo», in un’intervista su Saudi SkyNews TV agli inizi di aprile «Non rappresentano né la nostra gente, né la nostra religione», ha detto Kadyrov, promettendo di dare «personalmente la caccia» ai combattenti, se mai dovessero tornare in Cecenia.

Il governo russo ha colto la palla al balzo per collegare la strage di Boston alla Siria: «Quello che è successo a Boston dovrebbe finalmente costringere gli americani a concludere che non ci sono terroristi cattivi o buoni» ha detto Vladimir Kotlyar, del ministero degli Esteri russo,al canale radio Kommersant Fm.

La presenza di terroristi internazionali è stata al centro della presa di posizione della Russia sulla Siria, secondo cui la rimozione di Assad farà precipitare il paese nel caos.

«La trasformazione della Siria nel centro di gravità dei terroristi internazionali sta diventando realtà» ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri russo, Alexander Lukashevich.