La Fed dietro il deprezzamento del rublo

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ITALIA – Roma 17/04/2014. Il coinvolgimento del governo di Mosca nella crisi ucraina sta danneggiando l’economia, spingendo il rublo al ribasso al valore del 15 marzo scorso, 36.58 per un dollaro: il 14 aprile, il rublo si è attestato/arrestato a 36,20 proprio quando imperversavano le proteste nella città di Donetsk.

 

Lo stesso Putin ha ammesso nella stessa data che l’Ucraina rischia di cadere in una guerra civile dalle conseguenze incalcolabili. Russia Today (RT) riportava il 16 aprile che in una usa telefonata alla Merkel, Putin avrebbe detto l’escalation della crisi ucraina è stato il risultato della «politica irresponsabili» di Kiev verso la popolazione di lingua russa. La situazione economica però è vicina all'”orizzonte degli eventi”. La Banca di Russia ha annunciato l’11 aprile che non mancherà di tenere il volume di interventi sul mercato valutario a 1,5 miliardi di dollari, e che intende spostare la finestra di scambio del rublo a 5 punti base , secondo quanto riportato dal sito web della banca. La Banca Centrale utilizza un paniere “euro- dollaro” come un punto di riferimento operativo per la sua politica dei tassi di cambio. Il suo spettro di valori viaggia in una “zona di galleggiamento”, con dei limiti che riflettono esattamente quanta valuta estera il paese possiede: la Russia ha circa 486 miliardi di dollari in riserve di valuta internazionale , un dato più basso rispetto ai da 493 miliardi dollari di marzo 2014 e ai 522 miliardi di dollari dell’ottobre 2013. Per Medvedev, comunque, il settore finanziario della Russia è stabile, stando alla sua dichiarazione del 16 aprile: «Nel complesso, pensiamo che la situazione del sistema finanziario del nostro paese è assolutamente affidabile e sotto controllo». Gli stress test diffusi dalla Banca centrale russa all’inizio di aprile hanno dimostrato che le banche del paese potrebbero gestire anche uno stress economico più estremo. Lo scenario più pessimistico prevede una contrazione del 1,2 % del Pil e il 20 % svalutazione del rublo, sullo sfondo di un rallentamento generale dell’economia mondiale in cui incede anche una diminuzione del 25-30% del prezzo del petrolio. Lo scenario peggiore prevede una contrazione del 5 % del Pil e una svalutazione del 30 % del rublo . Il mercato azionario russo, dopo un marzo caratterizzato da una certa stabilità, ora è in declino. Gli investitori non sono troppo interessati al mercato della Russia e la crisi dell’Ucraina, con le minacciate sanzioni economiche nei confronti di Mosca, non li sta certo invogliando. Finora, le sanzioni hanno colpito alcuni dirigenti russi e una manciata di banche, in particolare quelle di proprietà del Gruppo Rossiya. Medvedev, quindi, è sicuro che il suo paese stia affrontando una “crisi artificiale”, ma la percezione è spesso nemica della realtà. Il ministro delle Finanze russo Anton Siluanov , che era con Medvedev, ha detto che la debolezza del rublo è dovuta alla fuga di capitali comunque “associati” alla Fed e non alla crisi ucraina: «Il deflusso di capitali che sta abbassando la capacità degli investimenti per stimolare la crescita dell’economia, sta creando uno squilibrio di bilancio», ha detto Siluanov ; circa 63 miliardi di dollari di capitali sono usciti dalla Russia nel primo trimestre 2014, tra cui 20 miliardi di dollari di rubli sostituiti da dollari e da euro nei conti bancari privati russi. Per gli investitori quindi, stando a Siluanov, l’indebolimento del rublo e la debolezza del mercato azionario sono imputabili alla Fed e non all’Ucraina. Conseguentemente a questi dati , il ministero dello Sviluppo Economico russo ha aumentato la sua stima relativa alla fuga di capitali nel 2014 portandola a 100 miliardi di dollari dai precedenti 25 miliardi.