MONTENEGRO. Tra le richieste di Bruxelles e gli interessi russi

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«Se riducessimo tutto alle regole dell’economia, ci troveremmo di fronte a decisioni difficili da prendere. Ma qui si tratta di logica politica.» Ancora lo scorso aprile era questo il commento dell’attuale premier del Montenegro Dritan Abazović sulle prime misure adottate da Podgorica contro la Russia. All’epoca Abazović, che della coalizione di governo rappresenta l’ala più vicina alle posizioni euro-atlantiche, ricopriva ancora il ruolo di vicepremier.

L’esecutivo di minoranza comprende in effetti sia partiti filoeuropei che gruppi politici vicini alla Serbia: questo, già prima della guerra in Ucraina, creava non pochi problemi per il piccolo paese di area balcanica, primo fra tutti quello dello status della Chiesa ortodossa serba in Montenegro. Questioni che riguardano l’identità nazionale, tema su cui la Russia ha un ruolo di primo piano. Il conflitto tra Mosca e Kiev e le insistenze di Bruxelles perché si allineasse alle politiche sanzionatorie contro la Russia hanno messo ancora più con le spalle al muro il governo montenegrino, soprattutto per la prospettiva di un’eventuale adesione del paese all’Unione europea.

La decisione del governo ora guidato da Abazović di aderire alle sanzioni contro Mosca rischia di creare non pochi problemi per Podgorica, non tanto per la dipendenza energetica dalla Russia quanto per le effettive proprietà immobiliari di politici e oligarchi russi nel paese. Ancora a inizio luglio la Banca centrale del Montenegro ha confermato che i principali acquirenti di beni immobili sono russi, mentre il governo ha garantito che procede il lavoro per il congelamento delle proprietà colpite dalle sanzioni.

Ancora a giugno il ministro degli Interni Filip Adzić si poneva l’obiettivo di intervenire su 44 proprietà riconducibili a 34 cittadini russi che rientrano nel raggio delle sanzioni adottate in linea con le richieste di Bruxelles. Salvo poi scoprire che non è così automatico risalire all’effettivo proprietario di questi beni immobili, come ha ammesso lo stesso ministro delle Finanze Aleksandar Damjanović: “Non metteremo mano a nessun bene la cui proprietà non sia stata accuratamente verificata”. Finora in effetti il governo guidato da Abazović sarebbe intervenuto beni riconducibili a due russi colpiti dalle sanzioni, di cui un politico.

Oltre alla Serbia, anche il Montenegro si trova a dover affrontare più di un dilemma di fronte alle richieste dell’Ue di riallinearsi alle politiche sanzionatorie non solo per la fragile composizione del governo, ma anche per la crescente polarizzazione tra i cittadini, con gruppi sociali più vicini alle posizioni della Russia. Ancora a metà luglio, il commissario europeo per l’allargamento Olivér Várhelyi e l’alto rappresentante Josep Borrell hanno ribadito il loro sostegno al Montenegro nella prospettiva di un ingresso in Ue. Ma alle riforme strutturali di adeguamento agli standard richiesti per diventare un paese membro, la prima condizione posta a Podgorica rimane quella di attenersi alle richieste di Bruxelles di sostegno alle sanzioni contro Mosca. Richiesta difficile da soddisfare in poco tempo, visto che il Montenegro da anni garantisce ottime condizioni agli investitori russi.

Carlo Comensoli