MONGOLIA. Il nuovo presidente promette miracoli…

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Con l’entrata in carica di Khurelsukh Ukhnaa, la Mongolia ha il suo sesto presidente nei trent’anni di storia democratica del paese. Secondo la Costituzione vigente, sarà il primo presidente a avere un solo mandato di sei anni. E ci sono speranze che, rispetto ai suoi predecessori, Khurelsukh diventi il presidente che potrebbe cambiare il corso della storia della Mongolia all’inizio del XXI secolo.

L’anno scorso, il Partito del Popolo Mongolo, Mpp, per la prima volta è rimasto al potere dopo un’elezione generale; era guidato da Khurelsukh, l’allora primo ministro. Khureslukh ha effettivamente realizzato numerose imprese durante il suo periodo come leader dell’ex blocco comunista Mpp. A parte la vittoria alle elezioni parlamentari, è noto come il primo premier a superare un voto di sfiducia, il primo a dimettersi volontariamente dalla carica di primo Ministro, il secondo a guidare un governo che entra nel suo secondo mandato dopo essere stato alla guida nel primo mandato e il terzo a servire come primo Ministro per due volte.

Ora, con la Mongolia che celebra i 100 anni dalla rivoluzione mongola del marzo-luglio 1921, e con il centenario della fondazione della Repubblica Popolare Mongola nel 1924, Khurelsukh intende lasciare un segno da presidente. Khurelsukh è un politico ambizioso e c’è chi tema segua la lezione di Vladimir Putin e Xi Jinping. Khurelsukh alle elezioni ha preso più del 61% dei voti, anche se l’affluenza è stata solo del 59%, la più bassa mai registrata.

Dall’altra parte, il partito sconfitto, il Dp, non ha la forza per reagire: diviso in due fazioni, è arrivato al punto di tenere due elezioni separate per determinare i suoi prossimi dirigenti. Khurelsukh quindi potrebbe essere il miglior stratega politico della Mongolia. Lo slogan chiave della sua campagna era che «i mongoli saranno i proprietari della propria ricchezza», con riferimento alle abbondanti risorse minerarie del paese.

L’attività mineraria è stata la linfa vitale dell’economia della Mongolia dagli anni 2010. I depositi minerari nazionali sono stati stimati per un valore di 1,3 miliardi di dollari e molti analisti stranieri hanno previsto un boom economico che non si è mai materializzato. Al contrario, sono cresciute le denunce di corruzione e l’ostilità verso le compagnie minerarie occidentali.

Anna Lotti