Dal Sistema aureo al BitCoin

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ITALIA – Roma 03/02/2014. Quando nel 15 agosto 1971 gli Stati Uniti abolirono la convertibilità del dollaro in oro, decretarono sostanzialmente la morte del sistema monetario aureo, aprendo al sistema fluttuante e dando il via all’attuazione delle politiche monetarie degli anni ’80 del secolo scorso, fortemente incentrate sul concetto di mercato finanziario.

Le monete (così “virtualizzate”) e i debiti degli Stati, diventano quindi anch’essi prodotti finanziari, acquistabili e vendibili alla stessa stregua di pacchetti azionari.

In un contesto mondiale governato sostanzialmente dalle regole del libero scambio della World Trade Organization non deve stupire dunque se la valuta, già “immateriale in sè”, diventi elettronica.

Il BitCoin ( ฿; BTC o XBT) è la realizzazione concreta di un lungo  processo di dematerializzazione delle valute, che trova il suo spazio nell’Era della Comunicazione.

Il BitCoin è un oggetto elettronico molto simile alla “Firma digitale”, così come definita nel Codice dell’Amministrazione Digitale. E’ infatti costituito da coppie di chiavi crittografiche (una pubblica ed una privata). Le chiavi pubbliche sono punti di invio o ricezione per tutti i pagamenti (“indirizzi”). 

Le chiavi private sono “autorizzative”: solo l’utente proprietario della chiave privata può autorizzare il pagamento di una certa moneta. I punti di invio o ricezione dei pagamenti (“indirizzi”), oltre ad essere anonimi (e dunque non riconducibili ad un utente specifico) sono tali per cui un utente del sistema BitCoin può disporrei di più “indirizzi”.

Ma come avviene il pagamento?

Quando un utente U trasferisce della moneta elettronica (firmando “il trasferimento” con la propria chiave privata) all’utente Z, rinuncia alla proprietà dei propri bitcoin, e la chiave pubblica di Z viene aggiunta moneta elettronica iniziale. Il trasferimento avviene attraverso un messaggio secondo il protocollo peer-to-peer, così che si crei una catena di marcature per cui la stessa moneta elettronica non venga utilizzata più volte.

Chi accetta la moneta, lo fa attraverso il processo di riconoscimento della chiave pubblica (Z riconosce la chiave pubblica di U prima di accettare la transazione). Trattandosi dunque di sistemi crittografici, si parla di “crittomoneta”. Il software di gestione dei BitCoin è completamente open-source, ed è riconducibile allo pseudonimo in rete di Satoshi Nakamoto.

Si stima che ad oggi, il 21% delle operazioni di cambio cinesi avvenga in BitCoin. Attualmente, un BitCoin è valutato 540 USD.

Poiché il numero di BitCoin dipende da chiavi crittografiche di uno specifico algoritmo, si stima che il numero di BitCoin possa crescere in progressione geometrica fino a 21 milioni. L’attuale trend di utilizzo (serie geometrica quadriennale) porta il 75% di BitCoin generabili entro il 2017.

Al decrescere della moneta virtuale disponibile, il valore economico dovrebbe dunque aumentare, fino a quando non sarà più possibile generare monete elettroniche ed il valore in valute reali diventerà massimo.

In un simile contesto, ogni applicazione di regole bancarie diventa impossibile. Il sogno liberista della scuola di Chicago di Friedman e Harberger si avvera.

Sarà possibile investire nel mercato azionario internazionale tramite BitCoin?

Cosa stanno facendo gli Stati di fronte a questo tipo di innovazione? 

È chiaro che la mancata identificazione dei titolari porterà a flussi di denaro difficilmente controllabili, e a fortissime speculazioni nel mondo azionario, qualora diventasse possibile l’uso della moneta elettronica anche per gli investimenti.

Di certo, i BitCoin iniziano ad essere utilizzati, anche in Italia. Il tentativo di introdurre un emendamento nel decreto “Destinazione Italia” ha suscitato notevoli polemiche, in quanto ha cercato di introdurre l’identificabilità del titolare nelle transazioni superiori ai 1000 euro.

Nuovamente, si cerca di “imbrigliare la rete”, secondo regole che sono strutturalmente obsolete di fronte all’evoluzione della tecnologia. Chi ha provato a redigere un testo simile, certamente non ha assolutamente chiaro cosa possa essere una “crittomoneta”… ed il tetto dei 1000 euro ne è un segnale (poco rassicurante). Ci sarà un momento in cui la tecnologia sarà presa sul serio dal legislatore italiano?