MOLDAVIA. Un voto spaccato a metà tra Russia e Unione Europea

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La Moldavia va alle urne il 15 novembre per il secondo turno delle elezioni presidenziali, che hanno visto un candidato filoeuropeo contro l’uscente sostenuto da Mosca. La piccola nazione ex sovietica vota sotto l’occhio vigile della Russia, che vuole che la Moldavia rimanga nella sua sfera d’influenza, mentre diversi governi allineati al Cremlino sono scossi dai disordini politici.

Nella prima votazione del primo turno, all’inizio di questo mese, Maia Sandu, politico di centro-destra di 48 anni, filoeuropea, ha ottenuto una vittoria a sorpresa. Sandu, che ha lavorato per la Banca Mondiale ed è stata per un breve periodo primo Ministro, ha ottenuto oltre il 36% dei voti contro il 33% dell’attuale Igor Dodon, filo-russo in carica.

I sondaggi pubblicati in vista del voto di domenica hanno mostrato ancora una volta i due candidati in una corsa serrata. Sandu ha superato il primo turno di votazione grazie al sostegno senza precedenti della grande diaspora moldava e che gli elettori all’estero avranno un ruolo chiave anche domenica.

La Moldavia, impoveritasi negli ultimi anni, è stata scossa da diverse crisi politiche e da uno scandalo di frode bancaria da un miliardo di dollari che equivale a quasi il 15 per cento del Pil del Paese.

«Molti voteranno non per Sandu, ma contro Dodon diventato simbolo di corruzione durante i suoi quattro anni di mandato», riporta Afp. In vista dello spareggio del 15 novembre, Sandu sulla sua pagina di Instagram ha invitato gli elettori a votare per «scacciare un grande ladro dal potere».

Vuole che la Moldavia entri a far parte dell’Unione Europea e ha promesso di limitare le spese del presidente e di difendere gli interessi del Paese contro la Russia. Il Paese di 3,5 milioni e mezzo di abitanti è stato a lungo diviso tra coloro che favoriscono legami più stretti con l’Ue e coloro che si aggrappano alle relazioni dell’era sovietica con Mosca.

Sebbene facente parte dell’Unione Sovietica fino al suo crollo nel 1991, la piccola nazione tra Ucraina e Romania ha stretti legami storici con la Romania e la sua lingua principale è il rumeno. Dopo il primo turno di votazioni, il presidente rumeno Klaus Iohannis si è detto “felice” del risultato.

Dodon, 45 anni, è salito al potere dopo aver battuto la rivale Sandu in un’elezione del 2016 e spera di sconfiggerla di nuovo. Dodon, che si è offerto come garante della stabilità, promette agli elettori «buone relazioni con la Russia e un cambiamento in meglio». Ha ripetutamente attaccato Sandu, dicendo che non le importa del Paese e l’ha definita “isterica”.

Il presidente russo Vladimir Putin ha esortato gli elettori moldavi a sostenere Dodon, osservando che l’economia del loro Paese, martoriata dalla pandemia del coronavirus, è legata alla Russia: «Speriamo che il popolo moldavo apprezzi gli sforzi del suo presidente alle elezioni», ha detto Putin.

Di fronte a molteplici movimenti di protesta che quest’anno hanno preso di mira i suoi alleati in Bielorussia e in Kirghizistan, la Russia seguirà da vicino il voto di domenica.

Il mese scorso Mosca ha accusato gli Stati Uniti di preparare una “rivoluzione” in Moldavia.

Il capo dei Servizi Segreti Esteri russi, Svr, Sergei Naryshkin ha affermato che Washington stava incitando l’opposizione moldava a scendere in piazza dopo il voto per denunciare la sua validità e chiedere una ripetizione. Una vittoria per Dodon potrebbe scatenare proteste, soprattutto in caso di un esito negativo, riporta Afp

Se Sandu vincerà domenica, il suo margine di manovra sarà limitato, perché la maggioranza del parlamento è fedele al suo rivale.

Maddalena Ingroia