MIGRAZIONI. La gran parte dei migranti africani resta in Africa. Da qui le tensioni tra gli stati 

46

Crescono nuovamente le tensioni legate alla migrazione tra il Sudafrica e i paesi vicini. Nel fine settimana, il Ministero degli Esteri nigeriano ha reso noto che due cittadini nigeriani sono stati uccisi in Sudafrica all’inizio del mese: uno presumibilmente per mano della polizia, l’altro da aggressori non identificati.

Secondo la Nigeria, questi decessi “sollevano interrogativi sulla sicurezza degli stranieri” in Sudafrica e sull’impegno del governo nel contrastare le aggressioni ai danni dei migranti. Tali episodi giungono dopo mesi di proteste e violenze contro i migranti, che hanno costretto migliaia di persone ad abbandonare il Paese, riporta GZero.

Gran parte del malcontento ha radici economiche. Il Sudafrica, la maggiore economia del continente, attira da tempo africani in cerca di lavoro e opportunità. Tuttavia, il Paese registra anche uno dei tassi di disoccupazione più alti al mondo; i sondaggi rivelano che i sudafricani – in particolare coloro che già versano in difficoltà economiche – incolpano i migranti di sottrarre posti di lavoro e di sovraccaricare i servizi pubblici. Le tensioni legate ai migranti non riguardano solo il Sudafrica. Il Kenya ha dato agli stranieri 90 giorni per regolarizzare la propria posizione e ha proposto di riservare alcune piccole attività commerciali ai propri cittadini. Anche la Tanzania, seconda economia dell’Africa orientale dopo il Kenya, ha recentemente vietato agli stranieri di operare in diversi settori delle piccole imprese, in un clima di forte frustrazione economica.

Ogni anno, milioni di migranti si spostano all’interno del continente africano. Secondo la Banca Mondiale e l’Agenzia francese per lo sviluppo, meno dell’1% della popolazione dell’Africa subsahariana migra al di fuori del continente verso destinazioni come Europa, Nord America e Asia. La maggior parte dei migranti rimane in Africa, e il loro numero è aumentato drasticamente: tra il 1990 e il 2024, le persone trasferitesi da un Paese africano all’altro sono quasi raddoppiate, passando da circa 13 milioni a oltre 25 milioni.

Tra le cause di questo incremento, un ruolo importante è giocato dai fattori demografici. Ogni anno, tra i 10 e i 12 milioni di giovani africani raggiungono l’età lavorativa, ma le economie del continente creano un numero di posti di lavoro ben inferiore alla domanda. Nella Repubblica Democratica del Congo, ad esempio, tra il 2005 e il 2020 è stato creato in media un solo posto di lavoro ogni due persone entrate in età lavorativa; una dinamica che si ripete anche in altri grandi Stati. Per questo motivo, molti giovani migranti si dirigono verso i poli economici regionali (il Sudafrica a sud, il Kenya a est, la Nigeria e la Costa d’Avorio a ovest) in cerca di lavoro.

Il Kenya accoglie circa il doppio dei migranti che invia all’estero, così come la Costa d’Avorio e il Sudafrica. I migranti provenienti da altri paesi costituiscono quasi il 10% della popolazione della Costa d’Avorio, una delle percentuali più alte del continente. Il Sudafrica ospita oggi il 60% dei migranti provenienti dalla Comunità di sviluppo dell’Africa australe (SADC), in aumento rispetto al 31% del 1995.

Anche la logistica gioca un ruolo importante. Trasferirsi in un paese confinante è più facile ed economico rispetto al finanziamento di viaggi oltreoceano, talvolta pericolosi, soprattutto mentre Europa e Stati Uniti inaspriscono le norme sull’immigrazione. Gli accordi regionali, inclusi quelli nell’ambito della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale, ECOWAS/CEDEAO, hanno inoltre reso molto più semplice l’attraversamento delle frontiere, il commercio e l’ottenimento della residenza legale in alcune aree.

Tuttavia, l’attuazione di tali accordi procede a rilento e in modo disomogeneo. Nel 2018, l’Unione Africana ha adottato un protocollo continentale sulla libera circolazione, volto a consentire agli africani di vivere e lavorare negli Stati membri. Finora, solo quattro paesi – Mali, Niger, Ruanda e São Tomé e Príncipe – lo hanno pienamente ratificato. Permangono ostacoli burocratici e preoccupazioni legate alla sicurezza, e il fenomeno della migrazione irregolare è diffuso, sebbene sia difficile quantificarne le cifre esatte.

Luigi Medici 

Segui i nostri aggiornamenti su Spigolature geopolitiche: https://t.me/agc_NW e sul nostro blog Le Spigolature di AGCNEWS: https://spigolatureagcnews.blogspot.com/