MIGRANTI. I deportati dagli USA arrivano in Liberia e in Guinea Equatoriale

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20 migranti rimpatriati dagli Stati Uniti sono arrivati all’aeroporto internazionale Roberts di Harbel, vicino a Monrovia, capitale della Liberia, il 20 agosto, diventando il primo gruppo in base a un nuovo accordo che, secondo il Paese dell’Africa occidentale, potrebbe portare al trasferimento di fino a 1.200 persone dagli Stati Uniti. Le autorità liberiane hanno affermato che i deportati potrebbero provenire da una vasta gamma di nazionalità e potrebbero esserci cittadini africani, nonché persone provenienti dal Nord e dal Sud America e dai Caraibi. L’intesa ha suscitato preoccupazione tra gli avvocati specializzati in immigrazione e attivisti, che temono per i diritti di questi migranti che non considerano la loro patria e hanno espresso preoccupazione per il fatto che tali accordi potrebbero essere utilizzati per aggirare le normali tutele per i richiedenti asilo.

Le autorità liberiane, tuttavia, affermano che coloro che arriveranno in base all’accordo avranno diverse opzioni una volta giunti nel Paese. Il Ministro della Giustizia Natu Oswald Tweh ha dichiarato che i deportati che desiderano rimanere possono richiedere asilo in Liberia, mentre coloro che non vogliono restare possono lasciare il Paese. Il Ministro dell’Informazione Jerolinmek Piah aveva affermato qualche giorno prima che l’accordo rientra in una più ampia politica statunitense, sotto la presidenza di Donald Trump, di inviare i deportati in Paesi terzi anziché direttamente nei loro Paesi d’origine. Ingente anche il dispositivo attivato nei pressi dell’aeroporto con guardie di sicurezza che presidiavano un edificio a Marshall, una piccola località balneare vicino, oltre ad ambulanze e un veicolo della polizia parcheggiate sempre in prossimità dell’aeroporto in attesa dell’atterraggio dell’aereo con a bordo i migranti. Piah ha aggiunto che la Liberia riceverà il supporto degli Stati Uniti per gestire il programma e rafforzare il proprio sistema migratorio.

L’accordo tra Liberia e Stati Uniti è considerato uno dei più importanti di una serie di intese di questo tipo conclusi in Africa. Secondo gli attivisti, circa 11 di questi accordi coinvolgono paesi africani, rendendo il continente una destinazione principale nell’espansione della politica statunitense di deportazione verso paesi terzi. Per la Liberia, l’accordo comporta responsabilità sia diplomatiche che umanitarie, in quanto si prepara ad accogliere potenzialmente centinaia di nuovi arrivi. Le autorità dovranno gestire l’alloggio, lo status giuridico e l’accesso alle procedure di asilo per persone che potrebbero avere scarsi legami con il Paese. 

Tuttavia, cinque persone – tre cubani, un brasiliano e una donna camerunense – che gli Stati Uniti hanno tentato di espellere in Liberia si sono rifiutate di scendere dall’aereo e sono state quindi trasportate a Malabo in Guinea Equatoriale, secondo fonti a conoscenza della vicenda citate da Reuters, dove sono stati costretti a sbarcare contro la loro volontà. L’incidente rappresenta un primo intoppo nel piano di Washington di inviare in Liberia questi migranti. Il rapporto afferma che la Guinea Equatoriale è un altro Paese africano verso il quale l’amministrazione Trump sta trasferendo i migranti che non può legalmente rimpatriare nei loro Paesi d’origine. Quei cinque sono ora detenuti insieme ad altri migranti che l’amministrazione Trump aveva precedentemente inviato in Guinea Equatoriale. Secondo l’ICE Flight Monitor, gestito da Human Rights First, l’aereo con a bordo i deportati è arrivato a Monrovia, dopo essere decollato dalla Louisiana e aver fatto scalo a Dakar, in Senegal, per poi ripartire per Malabo. 

A Malabo attualmente ci sarebbero 40 persone deportate detenute in un hotel dismesso e le condizioninell’hotel sarebbero drammatiche secondo una precedente dichiarazione di cinque gruppi per i diritti umani. Già a fine maggio, secondo quanto riportato da Africanews, la capitale della Guinea Equatoriale continuava ad ospitare persone deportate dagli Stati Uniti nonostante un’ordinanza del tribunale e il rapporto afferma anche che l’accordo è legato a un “opaco” contratto da 7,5 milioni di dollari con l’amministrazione Trump e coinvolge il presidente equatoguineano Teodoro Obiang Nguema Mbasogo. 

Il caso evidenzia l’utilizzo di controversi accordi di espulsione verso Paesi terzi che coinvolgono Stati africani nell’ambito dell’attuale politica statunitense. Va segnalato anche che in numerosi casi i deportati da paesi terzi hanno ottenuto protezione legale contro il rimpatrio dopo che i giudici dell’immigrazione statunitensi hanno stabilito che rischiavano torture o altri abusi nei loro paesi d’origine. Individui provenienti da paesi come Cuba, Vietnam, Laos, Giamaica e Myanmar sono stati rimpatriati in paesi africani perché i loro paesi d’origine si sono rifiutati di collaborare al processo di espulsione. Già a luglio 2025 gli Stati Uniti avevano espulso in Eswatini cinque uomini condannati per crimini tra cui stupro di minore e omicidio, dopo che i loro paesi d’origine si erano rifiutati di riaccoglierli con un tribunale dell’Eswatini che in seguito ha stabilito il loro diritto all’assistenza legale, mentre African Business ha riportato che il Ghana ha accolto almeno 60 persone espulse da settembre 2025 in base a un accordo separato. In Ghana, un gruppo internazionale di avvocati per i diritti umani ha presentato un ricorso alla Corte di giustizia dell’ECOWAS ad Abuja, sostenendo che il paese ha violato le norme regionali elaborando le richieste di espulsione di persone che potrebbero poi essere inviate in luoghi dove rischierebbero persecuzioni. Ad aprile, invece, gli USA hanno deportato in Uganda otto individui descritti come di origine africana, in una mossa che ha suscitato forti critiche da parte degli organi giuridici ugandesi. Ciò è avvenuto nella settimana in cui un accordo simile è stato confermato dalla Repubblica Democratica del Congo.

Paolo Romano 

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