In tribunale le rendition britanniche

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REGNO UNITO – Londra 18/10/2014. Una causa intentata contro le forze di sicurezza britanniche da due dissidenti libici chiede che il governo britannico renda pubbliche la politica sulle intercettazioni attualmente in vigore.

Su The Guardian del 17 ottobre, si legge che: «Non capiamo perché è stato detto che la divulgazione della politica sulle intercettazioni possa causare danni alla sicurezza nazionale. Nessuna di queste informazioni dovrebbe essere segreta. Le procedure per assicurare che questo materiale sia adeguatamente protetto dovrebbero essere aperte al controllo pubblico» hanno detto i rappresentanti di Abdel Hakim Belhaj e Sami al-Saadi, leader del Gruppo combattente islamico della Libia contro il regime di Gheddafi e sottoposti a rendition.
Secondo quanto riportato dal giornale, le agenzie di intelligence del Regno Unito, tra cui il Security Service (MI5), i Secret Intelligence Service (MI6, in apertura la sede) e il Government Communications Headquarters ( (Gchq), avrebbero intercettato le comunicazioni dei dissidenti con gli avvocati, privandoli così del diritto a un processo equo. Secondo il gruppo di tutela dei diritti umani Reprieve che sostiene e segue da vicino il caso di Belhaj e al-Saadi, e le loro famiglie, i due sono stati rapiti nel sud-est asiatico nel 2004 e inviati dalle agenzie britanniche e l’intelligence statunitense in Libia per essere consegnati al regime di Gheddafi e quindi incarcerati e torturati. I fatti sarebbero avvenuti in un momento in cui le relazioni tra Libia, Gran Bretagna e Stati Uniti erano particolarmente cordiali a causa dell’abbandono dei programmi nucleari di Gheddafi, secondo The Guardian.