Dopo che domenica le forze messicane hanno ucciso il leader del cartello più ricercato del paese, falsi resoconti di spettacolari violenze hanno invaso i social media, alimentati da quella che i ricercatori definiscono una campagna di propaganda coordinata dalla criminalità organizzata.
In effetti, sono scoppiati disordini in molte parti del Messico, quando i fedelissimi di El Mencho, il leader del cartello Jalisco New Generation, hanno allestito posti di blocco, incendiato autobus e negozi e attaccato stazioni di servizio in rappresaglia per il suo omicidio, riporta Reuters.
Ma online, la situazione sembrava ancora peggiore. Tra i falsi resoconti: l’aeroporto di Guadalajara preso di mira dagli assassini. Un aereo sulla pista era in fiamme. Il fumo usciva da una chiesa e da diversi edifici nella città di Puerto Vallarta, meta di turisti. Queste immagini, analizzate da Reuters, erano false, ma sono state condivise decine di migliaia di volte.
La disinformazione prolifera regolarmente dopo importanti eventi di cronaca, soprattutto dopo l’avvento dell’intelligenza artificiale.
Gli esperti hanno affermato che, nel caso dell’omicidio di El Mencho, le fake news venivano diffuse a una velocità sorprendente non solo da utenti ignari, ma in alcuni casi anche dal cartello stesso, nel tentativo di far apparire la sua ondata di violenza di ritorsione più grande e terrificante di quanto non fosse in realtà. “Stanno cercando di dimostrare che il governo messicano non ha il controllo sul Paese”, riporta l’agenzia britannica.
Questa strategia ha contribuito a creare la narrazione secondo cui il cartello era presente in tutto il Paese, ma ha reso difficile stabilire l’entità della violenza e quali forze di sicurezza stessero affrontando.
Interpellato da un giornalista in merito agli account sui social media collegati ai cartelli che diffondono fake news, il Segretario alla Sicurezza messicano Omar Garcia Harfuch ha dichiarato lunedì che le autorità avevano già identificato “vari account” e che avrebbero condotto un’indagine più approfondita per determinare quali avessero “rapporti diretti con un gruppo criminale organizzato”.
Ha aggiunto che c’erano altri account “dedicati alla diffusione di bugie”, ma che non avevano alcun legame criminale accertato. La Presidente messicana Claudia Sheinbaum ha affermato che le autorità stavano lavorando rapidamente per confutare la disinformazione e che circolavano “moltissime fake news” in seguito all’omicidio di El Mencho.
I cartelli messicani utilizzano da tempo i social media per scopi propagandistici, dalla diffamazione dei rivali alla pubblicizzazione delle iniziative comunitarie dei gruppi criminali, come la distribuzione di aiuti durante la pandemia di coronavirus. Il materiale falso tradizionalmente utilizzato dai gruppi criminali messicani è stato di bassa tecnologia: video riciclati dei cartelli degli anni precedenti, ad esempio, o immagini violente di conflitti remoti in altri continenti.
Ma l’emergere di contenuti generati dall’intelligenza artificiale ha ora permesso ai cartelli di produrre una propaganda di fake news più creativa.
Nel frattempo, l’ascesa dei narco influencer – personalità dei social media che si sono costruite un ampio seguito e sfruttano le loro piattaforme per glorificare e persino promuovere la criminalità organizzata – ha aperto un’altra strada alla propaganda negli ultimi anni.
Queste campagne di disinformazione possono essere particolarmente dannose in Messico, dove la violenza rende difficile per i giornalisti accedere a parti del paese per documentare sul campo e distinguere i fatti dalla finzione.
Nel caso specifico dell’eliminazione di El Mencho, la criminalità organizzata è riuscita a spostare la narrazione dal raid militare al caos.
Lucia Giannini
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