
In occasione della commemorazione della Giornata Internazionale della Danza, il 29 aprile si è tenuta una conferenza sulla Danza Preispanica a Roma nei saloni della prestigiosa sede dell’Ambasciata del Messico in Italia. Proprio l’Ambasciata insieme all’Istituto Culturale del Messico in Italia “Tina Modotti” ne hanno reso omaggio. L’evento, che si inserisce all’interno della compagine della Diplomazia Culturale del Messico, è stato dedicato quindi a questa danza: espressione fondamentale del patrimonio culturale messicano, in particolare espressione viva delle cosmovisioni mesoamericane, dove ritualità, ritmo e memoria collettiva si intrecciano nel tempo. Un’occasione per approfondire il significato storico, simbolico e contemporaneo della danza preispanica, attraverso una prospettiva che unisce tradizione e attualità.
L’incontro è stato a cura di Rocίo Itztli Neri, con la partecipazione dei danzatori e musicisti Andrés Xolotl Alemán, Bruno Nahui Ollin Hernández e l’intervento virtuale di Sergio Xiukiauitzin Mosqueira. In quest’occasione è accaduto qualcosa di diverso dalla classica presentazione o dialogo istituzionale, per nulla statico, ma si è verificato ed è risultato uno spettacolo immersivo, profondo, sensoriale, anche grazie all’utilizzo di fumi. Infatti, il pubblico presente ha potuto vivere un’esperienza che va oltre la scena: una radice che si fa corpo, un’identità che resiste, una terra che continua a parlare. La danza viene considerata e vista come ponte tra passato e presente, respiro ancestrale che ancora abita.
I talentuosi artisti, riuniti nel Tlalokan Colectivo, vestiti e adornati come veri e propri “guerrieri” hanno alternato esibizioni musicali con spiegazioni annesse di ciò che stava avvenendo, intervallati da spazi dedicati a spiegazione, divulgazione e trasmissione di conoscenze dei popoli indigeni. Un viaggio nel tempo attraverso i ritmi e gli strumenti dell’antico Messico; un momento per scoprire una tradizione in cui il gesto diventa linguaggio sacro e connessione con il cosmo. Interessante anche l’interazione con i partecipanti a cui i polistrumentisti messicani hanno rivolto osservazioni, suggerimenti e indicazioni per sfruttare al massimo quel momento, guidandoli nella respirazione ad esempio durante una performance con uno strumento tipico Maya, realizzato in maniera naturale, che produce dei suoni e vibrazioni specifiche, oppure invitando gli ospiti ad alzarsi e seguire i movimenti a ritmo di musica per un maggior coinvolgimento con quanto stava succedendo. Infine, è emerso che la danza è la connessione con il divino, il terreno, il cosmico, ma è anche purificatrice e terapeutica.
Paolo Romano
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