MERS: nuovi casi in Arabia Saudita

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ARABIA SAUDITA – Riad 29/06/2014. Le autorità saudite hanno segnalato di aver registrato 113 nuovi casi di Mers e 34 decessi.

I casi sono stati scoperti in una revisione di un gruppo di cartelle cliniche risalenti a febbraio 2014. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha detto che i nuovi casi fanno aumentare i casi di Mers portandoli a 820 casi segnalati e 286 decessi. I casi sono stati confermati in Giordania, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Francia, Germania, Italia, Tunisia, Egitto, Regno Unito e Stati Uniti e in generale coinvolgono persone che hanno viaggiato in Arabia Saudita. L’origine esatta del contagio è ancora incerta, ma i cammelli sono i primi sospettati. Il virus è della stessa famiglia del comune raffreddore, ma può provocare insufficienza renale e polmonite. All’inizio di giugno, una relazione sul New England Journal of Medicine ha trovato virus Mers “identici” nei cammelli e nel loro proprietario; tuttavia, il collegamento non era stato definitivamente dimostrato e i ricercatori sostengono ci possa essere un’altra fonte. Si trattava di cammelli già malati prima di infettare un uomo di 44 anni, a Jeddah.
Il 3 novembre 2013, un uomo precedentemente in buona salute è stato ricoverato al reparto di terapia intensiva presso il King Abdulaziz University Hospital di Jeddah, in Arabia Saudita, affetto da grave carenza respiratoria, febbre, tosse e malessere generale. Progressivamente l’uomo è peggiorato ed è morto il 18 novembre 2013. Il paziente possedeva una mandria di nove cammelli. Assieme a tre amici aveva accudito i cammelli fino a tre giorni prima del suo ricovero in ospedale. Gli amici hanno detto che quattro dei cammelli erano malati, una sorta di raffreddore. Prima di ammalarsi, il paziente aveva applicato un farmaco topico nel naso di uno dei cammelli malati.

Sessanta giorni dopo la sua morte, gli amici che non avevano avuto contatti con i cammelli malati erano in buona salute; mentre la figlia diciottenne del paziente si era ammalata cinque giorni dopo suo padre, ma era guarita spontaneamente dopo tre giorni. Dopo il ricovero dell’uomo, un veterinario aveva esaminato e testato i cammelli.
Lo studio ha anche scoperto che i cammelli erano sani, e che avevano sviluppato anticorpi. «L’evidenza suggerisce che un cammello sia la fonte della Mers-CoV che ha infettato un paziente che aveva avuto stretto contatto con le secrezioni nasali del cammello. La presenza di sequenze identiche nei due MERS-CoV isolati recuperati dal paziente e dal cammello B ha suggerito che la trasmissione diretta tra le specie si era probabilmente verificata tra i due, senza alcun ospite intermedio», si legge nello studio. Le cifre mostrano che quasi la metà dei casi si sono verificati tra le persone. L’Organizzazione Mondiale della Sanità non fa alcuna restrizione al commercio o ai viaggi, ma mette in guardia le persone: occorre evitare il latte crudo di cammello, i contatti con l’urina di cammello e quando si mangia la cafone di cammello occorre assicurarsi che la carne sia ben cotta.